volume 3: Inédits, Ambiances Magnétiques in Audion
I haven’t heard Volumes 1 or 2, but here we have a 24-track compilation featuring, amongst others (you guessed it)
I haven’t heard Volumes 1 or 2, but here we have a 24-track compilation featuring, amongst others (you guessed it)
An introduction to the label and some of the music that has appeared under its banner.
This French-Canadian label has been around for quite a while, but as a CD label it has quickly notched-up about 80 titles since the early/mid-90’s.
There seems to be a relatively smali stable group of musicians who use the label for various projects and collaborations. From the releases I have been exposed to so far the music stems mainly from artists such as
The CD’s I’ve heard, whilst all somehow fitting-in together, run the gamut from introverted uneasy listening improvisation, to beautiful film scores, and onto offbeat RIO type chamber-rock and jazz. All the musicians involved feature on each others releases and get to show many facets and adaptabilities to their art. There is a healthy mixture of composition and improvisation, which all involved seem very adept at, switching between and sounding convincing enough in either guise. Due to the magnitude of releases and the way the musicians appear on one another’s records, leads me to believe this is obviously a thriving scene.
Reviewed here are the releases I’ve heard so far, some great and some not so great
This is a bizarre, strange and atmospheric compilation of audio mysteries. It is often unnerving and spooky, but certainly not inaccessible. The artists featured on this disc use everything from drums, violins, synthesizers, samplers, turntables, flutes and saxaphones to create an expansive blend of provacative soundscapes.
Some of the tracks could be considered spoken word (La nuit est longue et sans plis by Patrice Desbiens). Other tracks, in fact most of them, are combinations of cryptic, mysterious found sounds and traditional acoustic instruments. Some tracks even border on operatic (Que saisir sinon by Pierre Cartier). Motormouth by the Fred Frith Guitar Quartet is a refreshing instrumental with a strong jazz flavour. Rarely is this hybrid of electronic and acoustic so rewarding, but this compilation pulls it off superbly. These “songs” are sad, suggestive, weird and vividly unique all at once.
Unlike most sojourns into experimentalism, this CD does not completely alienate the listener with a barrage of caustic noises. It actually posesses flashes of structure, therefore making it a fine primer to this league of sound structure. Credit must also be given to Luc Beauchemin and Jean-Francois Denis for the beautiful (and original) design of the CD case. Highly recommended for followers of the avant-garde.
All’entrata nel nostro quinto anno di vita ci accorgiamo, con disappunto, di non aver mai parlato di Ambiances Magnétiques, covo di cervelli in fermento di stanza a Montreal, nel Quebec, zona francofona del Canada. Vogliamo riparare al torto facendo una rapida escursione tra i dischi più avvincenti prodotti negli ultimi mesi da quelle parti, con la promessa, magari, di ritornarci sopra con interviste o articoli più dettagliati sui nomi più interessanti. Nomi e gruppi che hanno intrecciato, e intrecciano, di continuo le loro storie — in progetti spesso atipici dove si incontrano musica colta e rock, jazz e avanguardia — dando vita a gruppi quali Justine, Bruire, Les Granules, Evidence, Klaxon Gueve…, a combinazioni in duo o in trio nonchè alle più svariate collaborazioni. Una sfida alle convenzioni lanciata più di due decenni orsono dai Conventum (guidati da André Duchesne e René Lussier, e nei quali è transitato nell’ultimo periodo anche Jean Derome, tutti artisti che ritroveremo nel nostro cammino), articolato combo di progressive eretico i cui fermenti sono sfociati, appunto, nella creazione di Ambiances Magnétiques. Più che un’etichetta, un punto di riferimento per menti musicali estreme.
Il personaggio più conosciuto al di fuori dei confini canadesi, grazie soprattutto alle sue collaborazioni con i vari Cutler, Frith, Cassiber, Reichel, Mori, è sicuramente René Lussier. Chitarrista (e bassista) estroso, originale e innovativo ha girovagato in largo e in lungo per il pentagramma sia con varie bande (oltre a Conventum, Les 4 Guitaristes De L’Apocalypso Bar, Les Granules, State Of War…) che con dischi solisti o in coppia con altre personalità eccelse (indimenticabile almeno il Nous Autres con Fred Frith). Qui lo troviamo nei panni di compositore di colonne sonore affiancato, nell’esecuzione, da alcuni fedeli del giro
Tra i più accreditati candidati al “giradischi d’oro” dell’anno prossimo non dovrebbe mancare il nome di Martin Tétreault, uno dei manipolatori più estrosi (e sottovalutati) in circolazione. E in quanto a ironia — vi assicuriamo — non è secondo a nessuno. Un tipo che usa le sue armi in modo rivoluzionario oppure, se preferite, un rumorista che utilizza il giradischi in maniera quasi percussiva. In Dur Noyau Dur, primo dei tre dischi di questa minirassegna in cui è coinvolto da titolare, lo troviamo a duettare con le chitarre di René Lussier. Un album molto concettuale, che soltanto a tratti produce quelle scintille che sono nelle capacità dei due
Le scintille il giradischi di Tétreault le fa in compagnia di due graziose signore, Ikue Mori alla batteria elettronica e Diane Labrosse al campionatore, nel CD-capolavoro Île Bizarre. Un insieme di suoni meravigliosi e diversi. Un mosaico sperimentale ed anticonformista dove trovano spazio disposizioni minimali, ambient post-apocalittico, rumori, atmosfere rarefatte e bizzarrie varie. Non manca la dovuta energia
Una qualità che non si può negare agli inglesi è il proverbiale sense of humour. La classica eccezione che conferma la regola sembra essere il serioso recensore che dalle pagine di The Wire ha pesantemente stroncato Callas
“Traforiamo le orecchie” minacciano dal titolo Joane Hétu e Jean Derome, collaudata coppia sia nella musica che nella vita. Due sassofoni e due voci più percussioni assortite e svariati piccoli strumenti a fiato (richiami per animali che colleziona lo stesso Derome), questi i ferri del mestiere usati in Nous Perçons Les Oreilles. Cinquanta minuti di musica improvvisata, debitrice sia del jazz che della contemporanea, a tratti arricchita da inserti folk. Musica frantumata, dove il singolo suono ha la medesima importanza dell’insieme. Una raccolta di attimi, di momenti, che alterna dialoghi vocali, dialoghi strumentali, dialoghi vocali/strumentali. Julie Tippett, Maggie Nichols, Evan Parker i maggiori referenti per un disco buono ma un po’ scontato nell’impostazione.
In lotta (insieme a Île Bizarre del trio Labrosse-Tétreault-Mori) per la palma del migliore in campo vi è anche Midi Tapant, eccellente fatica del binomio Pierre Tanguay — Tom Walsh, batterista e percussionista il primo, diviso tra trombone e campionatore il secondo
Per coloro che si fidano poco dei nostri consigli e vogliono saggiare di persona, infine, ecco pronto Inédits 3, esauriente selezione di materiali magnetici doc. Una passerella di (quasi) tutti i pezzi forti dell’etichetta apprezzabile sia per il valore prettamente musicale che per l’eccellente opera di assemblaggio dei brani. Ventiquattro acquarelli musicali, attaversati da una vena surreale e dadaista, che scorrono senza eccessivi sbalzi di temperatura quasi che il disco fosse opera di un unico autore. Parecchi i passaggi degni di attenzione
This is the closest you’ll ever get to an Ambiances Magnetiques “B-Sides and Rarities” compilation — a bunch of otherwise-unavailable works from the nine artists who make up the Amb-Mag collective. The artists — Jean Derome, René Lussier and Martin Tétreault among them — should be familiar to regular Splendid readers, and the pieces are an intriguing assortment of concrete and disjointed sonic conceptualizations. Their impact is lessened, somewhat, by the looser context of the compilation format, but this is still very cool stuff.
The small but beautiful Ambiances Magnétiques label also doubles as a loose collective of nine musique actuelle stalwarts, all of whom are represented here