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  • Philippe Lauzier dans The Gazette

    «Live Reviews: Festival International de Jazz de Montréal», Adam Kinner, The Gazette, 9 juillet 2007
    lundi 9 juillet 2007 Presse

    […] A fascinating concert of improvised and mostly improvised music took place at Cabaret Juste pour rire with French pianist Bénoît Delbecq making an exceptional debut with Philippe Lauzier’s Trio. Delbecq’s approach to improvisation — something in between John Cage’s prepared piano pieces, a gamelan orchestra, and Cecil Taylor — was refreshing in this already piano-saturated festival. By preparing the piano with various objects on the strings, Delbecq can access a wide variety of textures and colours not usually found in the piano. And Montréal-based saxophonist/clarinetist Lauzier provided a sympathetic stage for the gifted French pianist. With bassist Miles Perkin and drummer Thom Gossage, the trio’s sensitive and unified improvising was a remarkable setting in which Delbecq could shine.

    Étymologie dans Montreal Mirror

    «Mini CD Reviews», Len Dobbin, Montreal Mirror, no 23:3, 5 juillet 2007
    jeudi 5 juillet 2007 Presse

    A DVD of one of the city’s finest trios shot live at last year’s Off Festival, doing material by Dolphy, Mengelberg, Tristano, Ellington, Waller and Derome. (9.5 / 10)

    Ensemble SuperMusique (ESM), Joane Hétu dans Coda Magazine

    «Heard and Seen. Fimav Returns to Form», Kurt Gottschalk, Coda Magazine, no 334, 1 juillet 2007
    dimanche 1 juillet 2007 Presse

    […] Weaving is right up there with painting and sports as hackneyed clichés for describing music, but Joane Hétu’s Filature took a tight focus on each thread and every tie in her tapestry. The piece, performed with Montréal’s Ensemble Supermusique, was based on her time spent as a fabric colourist, and effectively displayed her personal sense for composing and arranging and for turning nostalgic memories into music. Pierre Hébert’s real time video manipulations, tight shots of cloth and twine, supported Hétu’s musical vison well. […]

    Tombak dans Blow Up

    «Altrisuoni», Dionisio Capuano, Blow Up, no 110-111, 1 juillet 2007
    dimanche 1 juillet 2007 Presse

    Il tombak è il principale strumento percussivo della musica classica persiana. Non propriamente un tamburo, assomiglia ad una grande coppa di legno, con l’apertura superiore coperta dalla pelle in tensione e un collo stretto che finisce con una base più stretta ed una piccola apertura. Viene suonato a mani nude, percosso, fatto roteare. Tabassian non fa virtuosismi, né tribalismo à la page. Esplora il corpo dello strumento come fosse quello di un’amante. Da questa manipolazione sensuale escono suoni che sono brividi della pelle (Entre nos peaux, è il titolo più che emblematico), melodie (Chante mon tambour), riflessi quasi metallici (Seul dvant soi). Il musicista più che suonare uno strumento, sollecita lo spirito della sua terra a parlare, a danzare (Danse mon tambour). Il tombak acquista una vita propria, avviluppando esecutore ed ascoltatore. Bonghisti freak state alla larga.

    Tabassian non fa virtuosismi, né tribalismo à la page. Esplora il corpo dello strumento come fosse quello di un’amante.

    Les salines dans Blow Up

    «Altrisuoni», Dionisio Capuano, Blow Up, no 110-111, 1 juillet 2007
    dimanche 1 juillet 2007 Presse

    Un altro reportage emotivo, l’ebbrezza del viaggio: una violinista e un contrabbassista attraversano le saline di Guérande, in Bretagna. Quello delle saline è un ambiente di bellezza struggente e dolorosa, di alto valore simbolico. Luogo dove s’incontrano e sifronteggiano l’acqua e il sale, si amano consumandosi l’una l’altro, mai fino a distruggersi. Contesto socio-antropico di grande rilevanza storico-culturale. Il duo carica sulla musica tutte queste valenze e se, parafrasando, gli strumenti suonano dalla pienezza del cuore, qui è un traboccare d’amore. Non solo per via di La sueur du paludier, sorta di “anonimo bretone” che strappa l’anima. È tutta fantastica la visione musicale del duo. La danza arcaico-progressive che evoca l’alta marea (Marée haute), la visione abbacinante del bianco nell’overlapping armonico (Les salines 2), lo swing che s’immerge nelle falde sotterranee (Nappes souterraines), l’indolente bolero con la melodia grassa del contrabbasso de La marche du sel. Poi, tanto per morire trafitti dalla dolcezza (… ossimoro, visto il contesto), c’è una movenza cantabile, volta ad oriente, che sarebbe piaciuta a Debussy: La source. Da rimanere attoniti.

    È tutta fantastica la visione musicale del duo.
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