Upbeat dans Splendid E-Zine
Just about anyone with some degree of musical awareness has heard of
Just about anyone with some degree of musical awareness has heard of
If you’re a fan of avant-garde music from the last 25 years, progressive cross-genre performer and composer Fred Frith has most assuredly wowed you in one form or another. Combining guitar forces, this quartet engages in a variety of styles, from intricately delicate, lush compositions, to noisy, experimental beasts that seem barely tamed by the axes of Stewart, Lussier, Didkovsky and Frith. You practically have to wipe Spitty Boy off of your face, as its quick-tempered excitement sprays forth in a mere 52 seconds. No Bones is a noisy concoction that presents several layers of riffs and leads that smartly intertwine, manifesting in a composition that’s on the verge of a nervous breakdown, and comparable to, dare I say, Naked City’s most sparkling, definitive moments. However, the FFGQ also harnesses space, as it guides several tunes through periods of tranquility and fragility that are sure signs of musical maturity. Frith’s considerable creativity and tenure are apt guides, as the variety and complexity of these 13 tracks show that you’re not dealing with some flippant “nuvo-guitar-artiste” but rather the exalted Fred Frith, with guitar surgically attached to hand and creative juices that are always simmering with fresh ideas.
In 1998-1999, the Montréal label Ambiances Magnétiques recruited a handful of new artists to update its roaster. Les Projectionnistes (“The Projectionists”) belong to this second generation. Lead by trombonist
Experimental legend Fred Frith once again combines the talents of guitarists Nick Didkovsky, René Lussier and Mark Stewart and comes up with 13 pieces that manage to breath new life into the six string. Repetitive lines play underneath free guitar noise as experimentation and discipline are comfortably intertwined. 8,5/10
Women have always been a recognizable force in the music scene-even before Sarah McLachlan, Lilith Fair, Celine Dion and the revamped Alanis Morisette.
For women in music, 1998 marked a phenomenal year
All these achievements have pushed the artists into what is now labeled as the “women’s music” category. The strong emergence of females in the music industry means that, like it or not, women are all slowly being shuffled into this one specific category.
For some, this is a trend that is not going to vanish anytime scon, considering the popularity of female musicians and the influx of copycat artists waiting to jump on the band wagon. While men once overpopulated the scene, some consider the rise of women in the music business as a new balance in pop culture.
In Montréal, there are many home-grown talents with their own distinctive sounds and different opinions when It comes to women m music.…
… When discussing audience reception to their performances, most female artists said there have been very few negative responses.
Castelli noted that most of the female acts he has booked for his club have generally been very well-received. Diane Labrosse, a musician and artistic director of Productions Super Mémé, does not see a diffference in response when a woman is performing.
… Women’s music is as good as men’s music and it should be not perceived as women’s music. It is universal,” Labrosse said.
Housego plainly stated that it does not matter whether a musician is male or female (or even a cat or a dog
All’entrata nel nostro quinto anno di vita ci accorgiamo, con disappunto, di non aver mai parlato di Ambiances Magnétiques, covo di cervelli in fermento di stanza a Montreal, nel Quebec, zona francofona del Canada. Vogliamo riparare al torto facendo una rapida escursione tra i dischi più avvincenti prodotti negli ultimi mesi da quelle parti, con la promessa, magari, di ritornarci sopra con interviste o articoli più dettagliati sui nomi più interessanti. Nomi e gruppi che hanno intrecciato, e intrecciano, di continuo le loro storie — in progetti spesso atipici dove si incontrano musica colta e rock, jazz e avanguardia — dando vita a gruppi quali Justine, Bruire, Les Granules, Evidence, Klaxon Gueve…, a combinazioni in duo o in trio nonchè alle più svariate collaborazioni. Una sfida alle convenzioni lanciata più di due decenni orsono dai Conventum (guidati da André Duchesne e René Lussier, e nei quali è transitato nell’ultimo periodo anche Jean Derome, tutti artisti che ritroveremo nel nostro cammino), articolato combo di progressive eretico i cui fermenti sono sfociati, appunto, nella creazione di Ambiances Magnétiques. Più che un’etichetta, un punto di riferimento per menti musicali estreme.
Il personaggio più conosciuto al di fuori dei confini canadesi, grazie soprattutto alle sue collaborazioni con i vari Cutler, Frith, Cassiber, Reichel, Mori, è sicuramente René Lussier. Chitarrista (e bassista) estroso, originale e innovativo ha girovagato in largo e in lungo per il pentagramma sia con varie bande (oltre a Conventum, Les 4 Guitaristes De L’Apocalypso Bar, Les Granules, State Of War…) che con dischi solisti o in coppia con altre personalità eccelse (indimenticabile almeno il Nous Autres con Fred Frith). Qui lo troviamo nei panni di compositore di colonne sonore affiancato, nell’esecuzione, da alcuni fedeli del giro
Tra i più accreditati candidati al “giradischi d’oro” dell’anno prossimo non dovrebbe mancare il nome di Martin Tétreault, uno dei manipolatori più estrosi (e sottovalutati) in circolazione. E in quanto a ironia — vi assicuriamo — non è secondo a nessuno. Un tipo che usa le sue armi in modo rivoluzionario oppure, se preferite, un rumorista che utilizza il giradischi in maniera quasi percussiva. In Dur Noyau Dur, primo dei tre dischi di questa minirassegna in cui è coinvolto da titolare, lo troviamo a duettare con le chitarre di René Lussier. Un album molto concettuale, che soltanto a tratti produce quelle scintille che sono nelle capacità dei due
Le scintille il giradischi di Tétreault le fa in compagnia di due graziose signore, Ikue Mori alla batteria elettronica e Diane Labrosse al campionatore, nel CD-capolavoro Île Bizarre. Un insieme di suoni meravigliosi e diversi. Un mosaico sperimentale ed anticonformista dove trovano spazio disposizioni minimali, ambient post-apocalittico, rumori, atmosfere rarefatte e bizzarrie varie. Non manca la dovuta energia
Una qualità che non si può negare agli inglesi è il proverbiale sense of humour. La classica eccezione che conferma la regola sembra essere il serioso recensore che dalle pagine di The Wire ha pesantemente stroncato Callas
“Traforiamo le orecchie” minacciano dal titolo Joane Hétu e Jean Derome, collaudata coppia sia nella musica che nella vita. Due sassofoni e due voci più percussioni assortite e svariati piccoli strumenti a fiato (richiami per animali che colleziona lo stesso Derome), questi i ferri del mestiere usati in Nous Perçons Les Oreilles. Cinquanta minuti di musica improvvisata, debitrice sia del jazz che della contemporanea, a tratti arricchita da inserti folk. Musica frantumata, dove il singolo suono ha la medesima importanza dell’insieme. Una raccolta di attimi, di momenti, che alterna dialoghi vocali, dialoghi strumentali, dialoghi vocali/strumentali. Julie Tippett, Maggie Nichols, Evan Parker i maggiori referenti per un disco buono ma un po’ scontato nell’impostazione.
In lotta (insieme a Île Bizarre del trio Labrosse-Tétreault-Mori) per la palma del migliore in campo vi è anche Midi Tapant, eccellente fatica del binomio Pierre Tanguay — Tom Walsh, batterista e percussionista il primo, diviso tra trombone e campionatore il secondo
Per coloro che si fidano poco dei nostri consigli e vogliono saggiare di persona, infine, ecco pronto Inédits 3, esauriente selezione di materiali magnetici doc. Una passerella di (quasi) tutti i pezzi forti dell’etichetta apprezzabile sia per il valore prettamente musicale che per l’eccellente opera di assemblaggio dei brani. Ventiquattro acquarelli musicali, attaversati da una vena surreale e dadaista, che scorrono senza eccessivi sbalzi di temperatura quasi che il disco fosse opera di un unico autore. Parecchi i passaggi degni di attenzione