Skip to main content
actuellecd
  • This website is also available in English.

Blog

187 results
  • 18
  • 19
  • 20
  • 21
  • 22
  • 23
  • 24
  • 25
  • 26
  • Tomahawk Territory in Downtown Music Gallery

    “Review”, Bruce Lee Gallanter, Downtown Music Gallery, March 11, 2011
    Friday, March 11, 2011 Press

    Bassist Éric Normand runs this, the Tour de Bras label. P.O.W.E.R. is a trio plus two guests who play televisions, microphones and a few other normal instruments. Although I grew up watching a good deal of TV, especially in the sixties as child, I got tired of it and the way it both manipulated and pacified the masses in the seventies & eighties. I went back to watching a few shows in the nineties like Star Trek & North Exposure, but I eventually got rid of my television completely and just dealt with the computer and an occasion DVD film in recent years. Commercials have always bothered me. The sound of P.O.W.E.R. is a swirling collection of amplified noises, feedback, static and the sounds of the machines themselves. Ugly yet real. It is not that the sampling of televisions is new by any means, both Kramer in early Zorn game pieces made tapes taken from the TV & other sources and John Richey in Machine Gun sampled a television & radio on stage. Two of the four pieces here at live and two are recorded in a studio from what I can tell. The studio pieces sound more interesting to me, less disturbing. They contain quite a bit of microphones amplifying different objects or surfaces. Some of this reminds of Faust but without any their songs. The first piece seemed a bit indulgent, but the other three pieces actually worked as somewhat fascinating sonic weirdness. As they say in those cheap film reviews… your move.

    As they say in those cheap film reviews… your move.

    Hold True (Accroche-toi) in Montreal Mirror

    “Music Reviews”, Lawrence Joseph, Montreal Mirror, March 10, 2011
    Thursday, March 10, 2011 Press

    The Squirrels gnaw out a unique brand of in-the-moment improvisation on this debut CD. Based in Guelph, ON, these multi-instrumentalists’ wide tonal palette is held together by trance-like, chim­ing percussion from Rob Wallace. ¡Ah/Ha! could be a long-lost late-’60s Can track, while Leaps of Faith reveals a Fripp influence from guitarist Daniel Fischlin and Amnesiaville exhibits the free-jazz tendencies of pianist Ajay Heble. Despite these recognizable roots, Hold True is an unclassifiable blast of fresh air. 9/10

    Despite these recognizable roots, Hold True is an unclassifiable blast of fresh air. 9/10

    Palétuvier (rouge) in Blow Up

    “Altrisuoni. Improv riduzionista”, Stefano Isidoro Bianchi, Blow Up, no. 154, March 1, 2011
    Tuesday, March 1, 2011 Press

    I veterani Diane Labrosse (sampler), Philippe Lauzier (clarone e sax) e Pierre Tanguay (batteria) in quattro session “sottili e minimali” di riduzionismo improv. Siamo spesso ai limiti del sussurro, tutto si gioca su evanescenze di suono che vengono quasi evaporate dagli strumenti con un solido esercizio di trattenimento e rilascio (miso eratu), in un mood ora più prossimo all’elettronica radicale delineata negli ultimi vent’anni (dextrus fitera), ora con in testa un’idea di jazz cosmico dalle ancestrali memorie afro (maxias pitucis), ora con un sospiro e un passo da classica contemporanea (alvarum macenza). Nulla di particolarmente inedito ma un’intesa e una capacità percettiva dei musicisti nel collegarsi l’un l’altro, una grazia e una sensibilità che rasentano la perfezione.

    Ave <w> in Blow Up

    “Altrisuoni. Elettronica/Cut-Upping”, Stefano Isidoro Bianchi, Blow Up, no. 154, March 1, 2011
    Tuesday, March 1, 2011 Press

    Tiari Kese suona piano, organo, mellotron, archi, corno francese, elettronica, sampler e voce; con lui appaiono Ellwood Epps alla tromba e Michel F Côté alle percussioni e all’elettronica. La musica contenuta nel suo esordio potrebbe esser pensata, sommariamente e con approssimazione, come una sorta di elettronica-mixing di cut-up (campionamenti da Satie & Cage, Tétreault & Falaise, Siewert & Brandlmayr, Bernhard Günter, Fennesz, Neina, Oval) ricomposti e “suonati” fino a fargli perdere le caratteristiche degli originali con una tecnica che può ricordare quella del purtroppo sempre più latitante John Wall. I risultati sono però abbastanza diversi dai dischi dell’inglese sia nel mood, qui meno unitario e meno pastoso, che nel suono, in questo caso meno esplicitamente apparentato al postjazz/impro e più alle musiche da sonorizzazione/film (o forse meglio da incubo, si ascolti la splendida Landing at 6 (t) + √2, il pezzo migliore del CD). Quindi episodi diversificati tra retrogusti ‘pop’ frutto forse degli interventi della tromba e delle sequenze minimal-percussive (Unit Vector in Vratsa), solenni escrudescenze noise (Marge brute du ƒ), sequenze ambientali (Fonction @ <w>;) e jazz-ambientali (Dreams of Spartacus’s Spacecraft). Promettente.

    Promettente

    Pinta, Niña & Maria in Blow Up

    “Altrisuoni. Nuova contemporanea”, Dionisio Capuano, Blow Up, no. 154, March 1, 2011
    Tuesday, March 1, 2011 Press

    L’allegoria d’un percorso che porta sempre verso un nuovo mondo.Il senso e le sensazioni di questa complessa ma emozionale, studiatissima eppure godibilissima opera stanno in questa frase. La compositrice canadese usa tre formazioni differenti. Il Grand Groupe Régional d’Improvisation Libérée, giovane ensemble di professionisti e non, dedito a musica sperimentale e improvvisata, per Pinta; l’Ensemble SuperMusique, fondato nel 1998, in cui milita il fior fiore dell’etichetta/movimento (da Derome a Tanguay, da Hétu a Falaise e gli altri ci perdoneranno…) per Niña; lo straordinario Ensemble Contemporain de Montréal+, gruppo acustico votato alla musica contemporanea canadese, per Santa Maria. Se ne serve per esaltare quell’idea dando corpo alla metafora per eccellenza: la scoperta dell’America. Ed organizza un flusso sinfonico meta-genere, che evoca le situazioni e le emozioni dell’andar per mare: vociare dell’equipaggio, stridori di legni e cordami, paesaggi marini e tempeste, sensazioni di nostalgia, il mélange d’angoscia e speranza. Il filo tematico è dato da una canzone di fine ’400 Todos los bienes del mundo, decostruita — dice Danielle Roger — “in modo da fornirmi i materiali che costituiscono il quadro di contesto delle mie tre navi”. La struttura ha il rigore d’un opera “classica” (tutto è condensato in poco più degli archetipici tre quarti d’ora), con la verve cinematica delle migliori partiture di Zorn (e, certo, delle opere “aperte” di casa Ambiances). Le frequenze di onde corte s’amalgamano all’accordéon diatonico (Tous les biens de ce monde), le percussioni fanno plumbeo lo spazio sonoro di archi e ottoni. A folate brutiste (Los recifes) seguono, complesse partiture jazz che fagocitano Brubeck e molto altro (Hacia l’America). Brillano i vivacissimi quadri della terza sezione, quella dell’ECM+, perfettamente in equilibrio tra seduzione rinascimentale e rumorismo elettronico ( Deception… and Melanchony). Ascolto che letteralmente travolge.

    Jean Derome in La Scena Musicale

    “Critique”, Lucie Renaud, La Scena Musicale, March 1, 2011
    Tuesday, March 1, 2011 Press
    Ce n’est ni la première ni la dernière fois que Jean Derome tentera d’abolir les frontières entre les genres.
  • 18
  • 19
  • 20
  • 21
  • 22
  • 23
  • 24
  • 25
  • 26