Tiari Kese suona piano, organo, mellotron, archi, corno francese, elettronica, sampler e voce; con lui appaiono Ellwood Epps alla tromba e Michel F Côté alle percussioni e all’elettronica. La musica contenuta nel suo esordio potrebbe esser pensata, sommariamente e con approssimazione, come una sorta di elettronica-mixing di cut-up (campionamenti da Satie & Cage, Tétreault & Falaise, Siewert & Brandlmayr, Bernhard Günter, Fennesz, Neina, Oval) ricomposti e “suonati” fino a fargli perdere le caratteristiche degli originali con una tecnica che può ricordare quella del purtroppo sempre più latitante John Wall. I risultati sono però abbastanza diversi dai dischi dell’inglese sia nel mood, qui meno unitario e meno pastoso, che nel suono, in questo caso meno esplicitamente apparentato al postjazz/impro e più alle musiche da sonorizzazione/film (o forse meglio da incubo, si ascolti la splendida Landing at 6 (t) + √2, il pezzo migliore del CD). Quindi episodi diversificati tra retrogusti ‘pop’ frutto forse degli interventi della tromba e delle sequenze minimal-percussive (Unit Vector in Vratsa), solenni escrudescenze noise (Marge brute du ƒ), sequenze ambientali (Fonction @ <w>) e jazz-ambientali (Dreams of Spartacus’s Spacecraft). Promettente.