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  • February 10 – 23, 2005: &records: Two Events

    Thursday, February 3, 2005 In concert

    The new record label &records, managed by Fabrizio Gilardino and Michel F Côté, announces two music events to be held in Montréal. Firstly, on February 10, 2005 at Casa del Popolo, a concert will feature musics by the Bernard Falaise and Martin Tétreault duo, followed by the band Bob (Éric Bernier, Michel F Côté, Guy Trifiro and their special guest Tétreault). Secondly, on February 23, 2005 at the O Patro Vys concert space, the band Foodsoon (Bernard Falaise, Alexander MacSween et Fabrizio Gilardino) will share the stage with Bob, again joined by Tétreault. The night will also feature videos by David Clérmont-Béïque and Frédéric St-Hilaire (Cinetik).

    Estrapade, morceaux_de_machines in Jade

    “Critique”, Julien Jaffré, Jade, no. 17, February 1, 2005
    Tuesday, February 1, 2005 Press

    morceaux_de_machines, projet piloté par Érick d’Orion et A_dontigny, repart en guerre contre le conformisme et les clichés attenants aux sphères des musiques improvisées en proposant un cross-over, une auberge espagnole ou hip-hop, électroacoustique et électronique se tiennent la main. L’estrapade était un supplice qui consistait à faire tomber une personne au bout d’une corde, soit dans l’eau, soit à quelques pieds du sol. En un sens, cette machine nous livre des fractions de styles, portant notre curiosité à quelques pieds au-dessus du vide, sans jamais réellement nous laisser prendre pied dans un style en particulier. Ces segments de genre s’agrègent et se décomposent au bon gré de leur auteur. Free-jazz, musique improvisée, death metal, techno. morceaux_de_machines refuse les partis pris et compose une musique spontanée et libre, en synthétisant son goût musical. Ça en offusquera certains, laissera les autres dans l’expectative à moins que ça ne stimule la curiosité de ces derniers. Le second propos du disque est de ne pas faire allégeance au minimalisme, mais de traduire dans une forme bruyante, «hideuse», la masse sonore accumulée. Mathias Richard, dans son essai sur les musiques bruyantes en avait déjà fait l’éloge. L’idée défendue est qu’il est des musiques qui ne peuvent subir d’être écoutées en salon, mais qui réclament la violence des «infrabass» et des vibrations. Ils réutilisent d’ailleurs un néologisme, le terme Maximalisme; sans parler de bruits blancs, on peut au moins reprendre leur terme monuments de bruitisme, même si ce tsunami de sons, cette masse sonore brute se conjugue quelquefois avec la fragilité de processeurs électroniques. Ces 2 garçons ont su, comme rares d’entre eux conserver la spontanéité de l’adolescence et s’émerveiller de ces aspects qui rapprochent des marges de l’audible. Cet album permet également la confrontation et l’échange puisque morceaux_de_machine a invité 3 collaborateurs de luxe, en la présence de 2 «turntablistes» de renoms, Martin Tétreault et Otomo Yoshihide ainsi que de l’artiste sonore Diane Labrosse. Estrapade confond l’énergie du désespoir à la folle embellie de la jeunesse. Exigeant et captivant.

    … ce tsunami de sons, cette masse sonore brute se conjugue quelquefois avec la fragilité de processeurs électroniques.

    Estrapade, 1. Grrr, morceaux_de_machines in Blow Up

    “Recensione”, Stefano Isidoro Bianchi, Blow Up, no. 81, February 1, 2005
    Tuesday, February 1, 2005 Press

    I canadesi Aimé Dontigny e Érick d’Orion sono i morceaux_de_machines. Il primo maneggia il giradischi, il secondo il computer (cioè l’ordinateur, come dicono i francesi e così gli sciovinisti canadesi francofoni, travisando come d’abitudine concetto e forma). Questo è il loro secondo album e rispetto al predecessore (liberum arbitrium) allenta la presa del rumorismo tendendo a farsi carne. E che carne! Una bistecca da cinque dita, una fiorentina pepata dalla collaborazione di Diane Labrosse, Otomo Yoshihide e Martin Tétreault, che con loro danno vita e anima a un coacervo strappabudella di scratch e schriiitch, perturbazioni acustiche organizzate con violenza e senza tregua ma anche con tanta creatività ribelle, con fantasia ‘industriale’, con profondo senso del ritmo (persino della ‘canzone’ hip hop) e neanche un’ombra di gigioneria. Sarà forse l’interazione tra i due elementi a dare risultati così rigorosi e massicci, laddove il computer di d’Orion limita la tendenza allo straripamento dell’altro proponendogli un calcolo a monte, una ragione ragionante e ragionata che sta a priori e che neanche volendo i due riescono ad evitare: una collaborazione pressoché perfetta.

    Temevo invece per il duetto di Tétreault e Yoshihide, che fanno tutto da soli con due giradischi. Essendo autorità riconosciute dello strumento, si sarebbero potuti permettere di giocare al gatto & topo organizzandosi il festino con ammenicoli e pezzetti d’oggettistica varia attaccati alle puntine, ai microfonini, agli ampli-ini: a partire da presupposti simili abbiamo sentito spesso polpettoni indigeribili. Stavolta invece i due si concentrano solo sugli strumenti, li prendono e strapazzano con frugale brutalità e ne tirano fuori una girandola calorifera d’improvvisazioni bercianti, autentiche, prepotentemente ‘volgari’ e rigorosamente ‘punk’. Pare impossibile accreditare a due semplici giradischi queste evoluzioni e strutture, tanti sono forza e impatto ‘rock’ dei singoli episodi. Rispetto ai morceaux_de_machines la coppia punta proprio allo stomaco piuttosto che alla testa: a tratti parrebbe di sentire un redivivo Hendrix, altrove i Melvins polverizzati in una nebbia sulfurea. Quando si dice ‘uso creativo dello strumento’.

    … una collaborazione pressoché perfetta.

    Chicken in Altremusiche

    “Recensione”, Michele Coralli, Altremusiche, February 1, 2005
    Tuesday, February 1, 2005 Press

    Un lavoro che, per chi conosce quanto già espresso dal trio canadese, costituisce una sorta di sintesi delle precedenti esperienze, se si esclude il disco d’esordio Bavards, molto più vicino all’idea di rock di quanto lo sia stato tutto ciò che ha poi fatto seguito. Abbiamo parlato di canzoni per un’impressione di fondo che viene indotta nel corso dell’intero lavoro. Siamo invece entro un terreno che, pure nell’epigrammaticità del passo, attiene al mondo dell’elettronica, delle sue estetiche manipolatorie e dei suoi paessaggi trasfigurtati. Eppure qualche tarlo irriverente torna a suggerire testi, ritornelli o chorus: Wawawo, brano con cui si apre Chicken, è il titolo della canzone il cui testo fa proprio “wawawo” e la stessa cosa può dirsi delle onomatopeiche Fra fron fron e Bo doum.

    La forma può oggi considerarsi totalmente usurata, ma dare un senso così ricontestualizzato di essa può fornire il LA ad alcuni possibili sviluppi. È come lasciare per quarant’anni Bob Dylan dentro una stanza di decompressione ad ascoltare Hymnen di Stockhausen e Poème électronique di Varèse messe in circolo in un eterno loop. L’effetto è possibile esperienza in Dwong, un ricordo techno/etnico in forma di pulsante dijeridoo elettronico. Meraviglie dell’era digitale che tutto muove, tra ciclo e riciclo.

    Meraviglie dell’era digitale che tutto muove, tra ciclo e riciclo.
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