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  • Manivelle dans Exclaim!

    «Review», Bryon Hayes, Exclaim!, 1 février 2010
    lundi 1 février 2010 Presse

    Manivelle is the second album under Pierre Labbé’s leadership; it’s been six years since he released Risque et Pendule with his six-piece ensemble. Utilizing a pared down quartet featuring a completely different cast of characters, save guitarist Bernard Falaise, Manivelle strides that not so fine line between rock and jazz. Labbé and company come across as confident, world-weary travellers of the musical spectrum, incorporating a number of influences into their brew. Each of the nine tracks leads the group to a different destination, prodding them to explore untamed regions of sound. Labbé, Falaise, drummer Isaiah Ceccarelli and bassist Clinton Ryder are at the top of their game, having found a rare synchronicity. Labbé’s compositions are executed with grace, charm and a hint of intrigue. Manivelle is a stunning release from this Québécois mainstay.

    Manivelle is a stunning release from this Québécois mainstay.

    Shadows of Forgotten Ancestors dans Blow Up

    «Recensione», Dionisio Capuano, Blow Up, no 141, 1 février 2010
    lundi 1 février 2010 Presse

    Rainer Wiens, chitarrista tedesco naturalizzato canadese, ha un altro album al suo attivo Bonunca Dream Music, la membership nei PO insieme a Sam Shalabi, John Heward, Alexandre St-Onge e varie collaborazioni (Malcolm Goldstein, Jean Derome e via così). Questo titolo, lo stesso di un libro di Carl Sagan e del film di Sergei Parajanov, è un florilegio di sue composizioni interpretate in solo e duo. Rainer Wiens, che si produce alla kalimba (The Valley of Green Ghost, Kawthoolie, The Taste of Pomegranate) imbastisce il discorso, sono gli amici-interpreti (Frank Lozano, Jean René, Joshua Zubot, Jean Derome e Malcolm Goldstein) a dare spessore alla arcaica atmosfera del disco. Già il violone di Joshua Zubot e il flauto di Jean Derome sviluppando il tema di Shadow of Forgotten Ancestors, ramificano la livida melodia post-impressionista fin fuori il pentagramma con una tensione drammatica che lascia attoniti. Ma a prender le budella è Shh… Whisper to the Wind, con i breathing sounds di vento malato e lo stridere delle corde fino alla visione di contorte arborescenze. Il resto, — sia la brillante viola di Jean René in Double Up, o l’archetto malinconico per Lipari-Stromboli, o i vibrati e trilli del flauto (Bird of Jade) – senza che ne venga meno la dignità artistica — sembra semplicemente disporsi intorno a quei due quadri sonori, come le formelle d’un polittico.

    Live au Upstairs dans Blow Up

    «Recensione», Dionisio Capuano, Blow Up, no 141, 1 février 2010
    lundi 1 février 2010 Presse

    Il quartetto formato dall’argentino Damián Nisenson (sassofoni) insieme a Bernard Falaise (chitarra), Jean Félix Mailloux (contrabbasso) e Pierre Tanguay (batteria) è stato uno dei nomi forti del Montréal Yiddish Theatre Festival, la scorsa primavera. Chiaro che si tratti di klezmer jazz e che il primo raffronto si faccia con Masada. I Nozen hanno però una prestanza tutta loro. Sanno gettarsi nel bop (Quien me corre?), descrivere con lenta delicatezza le malinconie dei giorni di festa (Jour de mariage), swingare di notte (A Hole in My Shoes) mantenendo sempre il curioso retrogusto della diaspora e del meticciato.

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