Joane Hétu, nata a Montréal nel 1958, è vocalist e sassofonista. Suona dal 1980 e da allora è uno dei pilastri dell’avanguardia canadese. È autrice, compositrice ed improvvisatrice. È stata membro dei gruppi Justine e Wondeur Brass. Nel 1992 ha creato un proprio ensemble, Castor et compagnie, che realizza le sue canzoni, dai toni spinti e di indubbio fascino. La sua ultima discografia include dischi come Musique d’hiver (2001), Seule dans les chants (2000), con Castor et compagnie Mets ta langue (1995-98), Nous perçons les oreilles (2002, 1998), Langages fantastiques et (Suites) (1990-95).
Per quest’occasione abbiamo incontrato la Hétu in veste di direttrice di DAME (Distribution Ambiances Magnétiques Etcetera) e di co-direttrice di Productions SuperMusique e membro dell’etichetta Ambiances Magnétiques.
•All About Jazz Italia: Hai iniziato a fare musica nel 1980 e da allora sei diventata uno dei pilastri della musica canadese contemporanea. Sei stata tra le fondatrici dei collettivi creativi Justine e Wondeur Brass. Dal 1982 hai diretto un tuo ensemble, Castor et Compagnie, che canta canzoni. Con un background così ricco, perché e in che momento della tua vita hai deciso che volevi mettere in piedi un’etichetta e incominciare il lavoro di direttrice di DAME e membro della produzione?
•Joane Hétu: Fin dall’inizio della mia carriera di musicista ho preso parte a delle strutture di diffusione della musica. Nel 1980 sono diventata co-direttrice di una organizzazione senza fini di lucro che si occupava di programmare i nostri concerti e dei tour, questa organizzazione esiste ancor oggi e si chiama Productions SuperMusique (all’epoca si chiamava Productions SuperMémé). Non ho fondato io Ambiances Magnétiques, ma sono stati nel 1983 René Lussier, Jean Derome, e André Duchesne Robert Marcel Lepage. Nel 1985 Wondeur Brass è stato invitato a unirsi al gruppo e così io, Diane Labrosse e Danielle Palardy Roger siamo diventati tre nuovi membri del collettivo. Qualche anno piùtardi Michel F Côté e Martin Tétreault si sono uniti al gruppo.
A partire da questa adesione al collettivo, ho impiegato parecchio tempo, come tutti i suoi membri, per l’organizzazione dell’etichetta. Lentamente mi sono ritrovata ad avere ogni giorno sempre un pò più di responsabilità: la contabilità, la posta, gli ordini. Ero la persona più costante. Tutti si defilavano, ma io ero la persona che più sovente si trovava là. Il gruppo Ambiances Magnétiques cresceva e il funzionamento del collettivo diventava sempre più difficile da gestire e, a mio avviso, piuttosto inefficace.
Nel 1990 abbiamo stampato 15 vinili e un primo titolo in compact disc, un cambiamento epocale. Alla fine di quell’anno, ho messo al mondo mia figlia Léa. Nell’aprile del 1991 ho fondato da sola DAME secondo le modalità di una “azienda a scopo di lucro” della nostra provincia e ho deciso di prendere definitivamente in mano le redini della gestione dell’etichetta avendo in mente di estendere ad altre etichette e musicisti i nostri servizi di diffusione con il nome di Distribution Ambiances Magnétiques Etcetera, acronimo di DAME. Quindici anni dopo, Ambiances Magnétiques ha un catalogo di circa 150 titoli (135 dalla fondazione di DAME) e DAME amministra in un tutto un catalogo di 425 CD provenienti da diverse etichette di musica contemporanea [musique actuelle], inclusa Ambiances Magnétiques.
Tutto questo preambolo per dire che, all’inizio della mia carriera di musicista, ho diviso il mio tempo tra la musica e la sua gestione. Sicuramente con l’arrivo di una figlia, mi sono sentita un po’ superata dalla mia vita di musicista improvvisatrice e ho pensato che sarebbe stato difficile mantenere un buon ritmo di concerti e tour avendo una figlia piccola e un marito, anche lui musicista. È con questo spirito che ho deciso di mettere più energie nella gestione dell’etichetta che nella carriera di musicista, il tutto cercando di conservare un certo equilibrio. È una scelta di cui mi pento ora? No, a che pro!
•AAJ: Quando hai cominciato a suonare cosa ti ha avvicinato alla musica (improvvisata) e sono quelle le stesse cose che continuano oggi a guidarti?
•J.H.: Essenzialmente sì. Il gusto del rischio, della sorpresa, dell’arte della comprensione e dell’autenticità del linguaggio. Il mio amore adolescenziale è stato il jazz, ma quando sono diventata musicista ho virato verso il rock. Wondeur Brass è stato una “band di figli del rock”. Del rock non commerciale, intendiamoci, del rock in opposizione (termine di Chris Cutler). Spingevamo verso l’improvvisazione nel senso che c’era una sorta d’atelier, e improvvisando tutti insieme scrivevamo noi la nostra musica. Ma poi, in concerto, suonavamo i pezzi quasi sempre nello stesso modo. Lentamente, in contatto, gli uni gli altri, con musicisti come Fred Frith, Jean Derome, Joëlle Léandre, siamo stati attirati da un altro modo di fare. Una certa stanchezza ha preso piede e l’idea di essere relegati ad un repertorio e al suonare sempre la stessa cosa, poco importa il luogo e l’ora, non mi interessava più.
Alla fine degli anni Ottanta, abbiamo cambiato nome, da Wondeur Brass a Justine e abbiamo cambiato anche il nostro modo di fare, privilegiando e integrando le nuove tecnologie alla nostra musica: batteria elettronica, sintetizzatori, moduli d’effetti (modules d’effets). E così, l’universo della musica improvvisata si è insediato nella mia musica ed è ora la pietra angolare del mio approccio musicale.
Penso che i musicisti improvvisatori siano musicisti straordinari. Essere un improvvisatore richiede, a mio avviso, un livello d’ascolto periferico (un arte dell’intelletto), una capacità di adattamento a tutte le circostanze e una personale ricerca musicale. è la musica più viva che io conosca ed anche la più interessante.
•AAJI: Qual è il tuo approccio alla musica degli altri, tanto come vocalista e sassofonista, che come direttrice di DAME?
•J.H.: Come direttrice di DAME, sono al servizio dei musicisti e delle musiciste. Probabilmente al contrario della regola che vige nell’industria musicale, intervengo pochissimo nella direzione musicale dell’etichetta. Tutti i membri fondatori di Ambiances Magnétiques hanno il privilegio di produrre ciò che vogliono e, per gli altri, c’è un misto di amicizie, di affinità e di musica. Se un musicista veramente si sente bene con il nostro modo di fare e si sente parte in causa del nostro universo, questo è già un grande passo per essere distribuito da noi. Bisogna dire che a priori sono gli artisti che investono economicamente nella produzione del loro disco.
Per quello che riguarda le altre etichette che si trovano in DAME, io lavoro in collaborazione con i direttori di ciascuna di queste etichette e sono loro che hanno l’ultima parola. Amo lasciare una possibilità al “corridore” e le mie critiche musicali le applico alla mia musica, lasciando che gli altri facciano la loro.
Ma può anche darsi che la questione si riferisca più alle altre musiche nel senso dello stile. Ebbene, in DAME ora abbiamo un’etichetta di contemporanea, Collection QB, una serie di Ambiances Magnétiques Jazz e un’etichetta di musica più popolare con Monsieur Fauteux m’entendez-vous?. Qui si apre un nuovo terreno di esplorazione.
Come musicista, amo principalmente la musica improvvisata in concerto; per quanto riguarda la musica che ascolto, è molto variegata, dalla classica alla contemporanea, etnica, jazz e per contro molto poca musica improvvisata. È così. Bisogna dire che non ho poco tempo per fare e ascoltare la mia musica.
•AAJ: Senti che ricevi qualcosa in cambio nella tua ricerca personale dal lavoro con altri musicisti e dal lavoro come produttrice?
•J.H.: Come musicista, apprendo sempre da altri musicisti, dalle loro capacità, dalle loro idee musicali, dalle loro tecniche. Amo sempre di più suonare con nuovi musicisti, anche se provo sempre un grande piacere a suonare con Jean Derome e Diane Labrosse con i quali lavoro da più di 25 anni.
Come produttrice, sono contenta di aiutare i musicisti a realizzare i loro sogni, aiutarli a diffondere la loro musica, ma pochi musicisti m’ispirano veramente a livello della loro visione del mondo della musica perchè — regola generale — non pensano che a loro e sono più o meno riconoscenti nei confronti del mio lavoro. Evidentemente, ciascun musicista crede di meritare di più e non comprende che noi vendiamo così pochi dischi. In fondo, è abbastanza ingrato come lavoro a livello umano: mi fa piacere pensare che non sto promuovendo solo la mia piccola persona, la mia piccola musica, ma ho l’impressione di avere un impatto sociale, probabilmente minimo, ma in ogni caso un certo ruolo sociale nell’incoraggiare questi musicisti e queste musiciste.
•AAJ: Potresti illustrare in poche parole i differenti stadi della tua ricerca musicale in relazione ad Ambiances Magnétiques?
•J.H.: Mi sono formata in Ambiances Magnétiques. È la mia principale scuola di pensiero, il mio modo di fare, di intendere. L’evoluzione di Ambiances Magnétiques mi assomiglia. Trovo che sia una etichetta formidabile e non sono attirata da nessuna altra etichetta. Bisogna dire che di carattere sono una fedele. Sono con lo stesso uomo da più di ben 25 anni, abito nella stessa casa da 17 anni e sono sempre nell’avventura Productions SuperMusique e DAME/Ambiances Magnétiques. Questo potrebbe dare l’idea che ho una vita ben noiosa, ma non è così!
•AAJ: Potresti dire qualcosa su cosa significa esattamente “ambiances”? Sono interessata in particolare a questo in relazione alla storia della musica elettro- acustica canadese. Pensavo che “ambiances” potesse riferirsi alle ricerche di Murray Raynold Schaffer sul paesaggio, con un chiaro approccio innovativo e contemporaneo.
•J.H.: Il nome Ambiances Magnétiques è stato trovato si può dire nel 1982 ed era il titolo di uno show di Jean Derome e René Lussier. L’aneddoto che Jean racconta a proposito è questo: preparando il volantino e il programma di un concerto, stavano redigendo la lista degli strumenti che avrebbero suonato, così aggiunsero alla lista il termine Ambiances Magnétiques per descrivere le musiche che stavano per essere diffuse su nastro magnetico durante il concerto. Un anno più tardi il termine Ambiances Magnétiques è stato ripreso per dare il nome all’etichetta.
Per quanto riguarda il legame con la musica elettro-acustica e contemporanea, devo dire che all’epoca era molto sottile, perché non c’era molta fusione tra i differenti mondi musicali. Noi lavoriamo in modo molto isolato, credendoci praticamente soli al mondo, come tutta la gioventù, dico questo senza presunzione. La gioventù con la sua foga e la sua energia ma anche la sua ignoranza.
•AAJ: Com’è produrre al tempo stesso jazz, musica improvvisata, musica per ensemble, musica per bande, new rock, libera improvvisazione, elettronica, noise, canzoni e poesia? Quali sono le vostre “linee guida” — se ci sono — in Ambiances Magnétiques?
•J.H.: Per descrivere la nostra musica usiamo il temine musica attuale. In altri paesi usano il termine musica di creazione o nuova musica o musique de Traverses o musique-Action o musica…
La definizione che noi usiamo più frequentemente si può riassumere in tre punti:
1. il compositore deve essere anche interprete della propria musica
2. deve avere una parte d’improvvisazione
3. deve avere una proposta di metissage sia a livello della strumentazione (strumenti acustici + strumenti elettronici), che dello stile musicale (melange di country + rumorismo, ad esempio) o del genere artistico (poesia + free jazz).
Ma la cosa più bella di questa musica, è che giustamente non è ancora definita, dobbiamo lasciarla vivere e farla sbocciare, senza soffocarla con delle regole. Certe volte, queste tre regole si presentano e a volte no: da qui la diversità di stili.
•AAJ: Dalla diffusione del CD in poi, siamo stati testimoni di una crescita esplosiva ed esponenziale nelle produzioni tecnologiche della musica. Sto pensando ora ai supporti, ma anche a tutti quegli strumenti e attrezzature necessari per fare la forma nuova, la cosiddetta musica elettro-acustica. Cosa ne pensi?
•J.H.: Non sono un’esperta di musica elettro-acustica, ma penso che questa non sia una nuova forma, ha già qualche decennio. L’uso del laptop come strumento di musica mi sembra più recente ed è molto popolare. Contribuisce a movimentare molto le regole della musica. Regola generale, mi stufo ai concerti di musicisti di laptop, ma se viene utilizzato come fosse un nuovo strumento da includere nell’orchestra, lo trovo molto interessante. Amo l’apporto dell’elettronica nella musica ma a piccole dosi. Nei miei progetti, chiamo regolarmente Diane Labrosse al campionatore e Martin Tétreault ai giradischi e non potrei più farne a meno. L’effetto di novità e una parvenza di facilità che apporta il computer è molto stimolante e ci sono sempre eccellenti musicisti, ma esiste oggi un lancio di questa corrente musicale a livello di marketing. Francamente, trovo che ci siano musicisti molto interessanti che emergono in questa sorta di nuova liuteria.
•AAJ: Quanto è importante il supporto economico delle istituzioni in un lavoro come il vostro?
•J.H.: È molto importante. Il Canada ha un sistema di sovvenzioni molto ben articolato con degli organismi che sono il Conseil des Arts du Canada e Patrimoine Canadien. Questo sistema di finanziamenti funziona da ormai più di cinquanta anni. Essendo vicini agli Stati Uniti, posso dire che senza questo sostegno, noi saremmo già stati completamente assimilatati, cosa che non è ancora accaduta. Anche in Quebec c’è un sistema di finanziamenti ma che si articola principalmente attorno al francese, dunque canzoni, teatro e cinema, arti parlanti insomma. La musica di Ambiances Magnétiques è percepita dai sovvenzionatori del Quebec non come veramente “quebecchese”, forse per il suo lato sperimentale e anche perché è quasi esclusivamente strumentale. Noi siamo sostenuti dunque più a livello canadese che quebecchese.
Il supporto economico delle istituzioni è importante ma rimane ancora minimo per musiche come la nostra. Ci permette appena di sopravvivere. Tutti i progetti che noi realizziamo non sono necessariamente appoggiati da questi programmi, ma è impossibile realizzare in seguito più progetti di grande portata senza sostegno. Penso di vendere della poesia in un certo senso o dell’arte contemporanea e secondo le leggi del mercato non è redditizio, dunque senza alcuna sovvenzione questo sarebbe impossibile.
•AAJ: Sono convinta che una etichetta abbia molto a che fare con la memoria — anche se non in un modo diretto. Grazie a poche etichette abbiamo memoria di esperienze musicali favolose che (fortunatamente!) non sono scomparse senza lasciare tracce. In qualche modo una etichetta ha la funzione di una memoria collettiva (una sorta di biblioteca). Cosa ne pensi?
•J.H.: Sono molto fiera di dire che quasi tutti i titoli di Ambiances Magnétiques dal 1983 sono ancora disponibili. Io credo nella necessità della storia. È importante per comprendere il lavoro di un musicista ascoltare parecchi suoi dischi e opere successive nel tempo. Non spingo unicamente delle novità, anche se il mercato stesso le richiede, non chiede solo queste. Sento che DAME funge da granaio, da memoria collettiva, anche se su piccola scala, ma a volte il prezzo da pagare è enorme. Ho due magazzini di dischi da gestire e devo assicurarmi che la cosa non finisca mai. E poi, oltre ad offrire i dischi degli artisti della nostra etichetta, voglio anche offrire i titoli che l’artista ha prodotto su altre etichette di modo che possa dare al melomane tutto Jean Derome o tutto Martin Tétreault. Non ci sono ancora riuscita del tutto, ma sto lavorando in questo senso. Date un’occhiata a www.actuellecd.com.
•AAJ: Puoi indicare alcune etichette che consideri degne di nota e perché?
•J.H.: In questo momento ci sono poche etichette che davvero mi prendono. La Tzadik negli anni Ottanta è stata portatrice di una quantità fenomenale di produzioni e del grande successo che è Masada. Mi piace la Hat Hut ma la loro produzione è molto più limitata ora; la Winter & Winter offre buone registrazioni ma il lusso che racchiude le loro cover non mi piace neanche un po’. Se no, ci sono una tonnellata di piccole etichette, ma veramente una tonnellata di piccole etichette; a volte ci sono dei piccoli bijoux che per quanto tempo ancora ci saranno? Due anni, tre anni?! Ambiances Magnétiques esiste da più di venticinque anni e DAME da ben quindici. Bisogna prendere in considerazione la longevità di una piccola etichetta per apprezzarla. Credo nello stesso lungo termine se la nostra vita è così effimera.
•AAJ: Alla fine, quale dovrebbe essere una buona critica? I critici sono solo una sorta di necessario diavolo?
•J.H.: Noi siamo sempre alla ricerca della critica, questa dovrebbe essere dunque necessaria! Lo sguardo altrui sul nostro lavoro è importante. Ma onestamente, devo dire che non leggo quasi mai le critiche a proposito dei miei dischi o di quelli che produco. So che per avere dei contratti, delle sovvenzioni, della visibilità, bisogna che si parli di me nei media. Le critiche non sono indirizzate a me, ma al melomane!
•AAJ: In conclusione…:
•J.H.: Come musicista, devo continuare il mio lavoro il più coscientemente possibile, a volte faccio dei buoni colpi, altre no. È così! Io non sono alla ricerca del capolavoro, che farei dopo?! Amo enormemente la musica, non potrei vivere senza. È un bisogno vitale. È nella musica che sono più in armonia con me stessa e con l’ambiente che mi circonda.
Al momento lavoro alla composizione di un teatro sonoro intitolato Filature che sarà presentato a Montréal il prossimo marzo e interpretato dall’Ensemble SuperMusique. Accetto tutti gli inviti a concerti di musica improvvisata e vorrei di nuovo suonare in Italia. Spero di fare musica ancora a lungo, fino alla fine dei miei giorni…
Per quel che è di DAME, offriamo una ventina di novità per anno e sempre delle novità dei nostri artisti e di etichette affiliate. Su quale supporto troveremo la nostra musica tra cinque anni? Probabilmente non più su compact, ma poco importa, DAME sarà sempre lì a favorire la diffusione di queste musiche!