Il contrabbassista, tra i più attivi a Montréal, si dà qui il compito — con Jonathan Racine-Ménard (batt.) e Arden Arapyan (p.) — di cogliere i segreti e le possibilità interpretative di una serie di proprie composizioni (e arrangiamenti, viene specificato). Sono atmosfere perlopiù crepuscolari, appena scosse qua e là da qualche lungo brivido rettilineo. Inevitabilmente è il pianoforte a impadronirsi della scena: lo fa in modo vellutato ma deciso fin dal primo brano (che ha il tema più ricco, gli sviluppi, soprattutto armonici, più articolati ed equilibrati, e molte promesse che il seguito non riesce del tutto a mantenere), mentre non si rinviene di Mailloux altro che un puntualissimo accompagnamento.