Chi ritiene che la stagione di Henry Cow, Art Bears, News From Babel non sia un solo un’era geologica della musica rock progressista (prendete sempre più con beneficio d’inventario e con sospetto l’espressione), ma un segno, nella storia, dell’intelligenza, dell’impegno e della creatività umana al servizio della polis, non dovrà trascurare quest’album — registrato a Montepulciano nel 2001 e rimbalzato tra le mani di Joane Hétu per esserci restituito in confezione Ambiances Magnétiques. Le matrici cultural-sonore sono quelle di cui sopra ed hanno le forme di cabaret songs oblique (Swimming; Figlia), jazz rock patafisico (II Ilma), excursus di poesia sonora in broda free impro (il medley Reigen/Bufera). Ma se il format può essere noto, l’ispirazione – il grido – è cosa nuova, nel senso di roba fresca, sanguinante. Scorre sangue-parola di donna (tra le altre, Ingeborg Bachmann, Patrizia Cavalli, Sylvia Plath, Simone Weill) in duplice voce di donna: Sabina Meyer, al canto, e Daniela Cattivelli al sassofono, sovente con aggressività weilliana (My Boyfriend). Gli uomini accompagnano e sposano l’eterno femminino luxemburghiano facendo musica come fosse un corpo solo (Jamais de la Vie). Impeccabile Spera alle percussioni e pure nello spargere qua e là cheap electronics. Il contrabbasso di Galantino, il violino di Berardi e la chitarra di Caric danno muscoli e tendini alle idee; avendo modo d’esprimere la loro totale adesione alla creatività femminile nel breve ma fulminante quartetto Midori, quasi fosse un ‘saggio’. Esiste ancora chi coltiva l’utopia della musica e dell’arte politica, con un radicamento storico così forte nella ‘tradizione-innovazione’ delle avanguardie del ‘900 da darci qualche speranza che la memoria non è persa, che ci si può rapportare ad esperienze vive e non ad un mero tempo cronologico passato, che abbiamo una continuità dialettica e non siamo sbattuti nel tele-mediale omogeneizzato. (7/8)