Skip to main content
actuellecd

Blog

202 results
  • 19
  • 20
  • 21
  • 22
  • 23
  • 24
  • 25
  • 26
  • 27
  • La notte fa, Sainct Laurens in Wonderous Stories

    “Stadi di Ulteriore Follia”, Vincenzo Giorgio, Wonderous Stories, no. 17, April 1, 2010
    Thursday, April 1, 2010 Press

    Ne La notte fa (ovvero l’incontro tra due percussionisti (sic) “inquieti assai”, Michel F Côté e a_dontigny) viene preso in considerazione un substrato elettro-rock trasfigurato da un fitto uso di elettronica destrutturante (ad esempio Ritmi di oggetti ma anche le più soffuse Unlisted Card Number e soprattutto Paxil Origami Club) il tutto filtrato da una propensione addirittura “punk” (Bounce Dat ARN). Molto interessanti gli apporti degli ospiti Alexandre St-Onge (basso), Alexander MacSween (batteria) l’immancabile Bernard Falaise (chitarra) e soprattutto Jean René alla viola.

    La medesima etichetta (&records) pubblica Sainct Laurens di Philippe Lauzier e Pierre-Yves Martel, opera di abbacinante introspezione timbrica dove i fiati (Philippe) e gli archi (Pierre-Yves) vengono dolcemente molestati da un’elettronica diffusa e soffusa. Nascono così piccole gemme come Brazos, Adda e Alz. Tre parole sussurrate nella penombra elettroacustica.

    Ugly Beauties, Ice Machine, Shaman, Live • 33 • 45 • 78 in Wonderous Stories

    “Stadi di Ulteriore Follia”, Vincenzo Giorgio, Wonderous Stories, no. 17, April 1, 2010
    Thursday, April 1, 2010 Press

    E’ ciò che emerge dalla poetica evidentemente disturbata e “dadaista” (per non dire parafisica) di Mankind (Ice Machine), vale a dire un incredibile duo femminile che sa muoversi con estrema disinvoltura tra “sospiri ritmici post-wyattiani” (Mile End Throat Singers), elettronica schizzata (Todo que tengo) e psyco-minimalismo à la Comelade (The Anti-Rules).

    Ignaz Schick e Martin Tétreault (Live • 33 • 45 • 78) si presenta in un contesto ancora più radicale: quattordici tracce di radicalismo estremo dove i due musicisti si dividono non solo i canali (quello di sinistra Ignaz, a destra Martin) ma anche i marchingegni elettronici.

    Nous Perçons Les Oreilles (cioè Jean Derome e Joane Hétu) con Shaman ne rappresentano — invece — il contraltare acustico attraverso dodici tracce inesorabilmente segnate dal trionfo del fiatismo improvvisativo (sax, flauti e oggetti vari e la voce stessa).

    Dal canto loro Marilyn Lerner, Matt Brubeck e Nick Fraser con Ugly Beauties, pur continuando a muoversi nel campo della free-improvvisation, ci propongono patterns più delineati soprattutto con il “lirismo slabbrato” di Oubliette che, grazie all’ottimo violoncello di Matt si spinge nei pressi di certo camerismo contemporane, così come nell’intensa Figure lisse dove l’interplay “piano/violoncello” sostenuto dalla soffusa batteria di Fraser è davvero notevole.

    Self Made, Somewhere the Sea and Salt, Interview, Shadows of Forgotten Ancestors in Wonderous Stories

    “La “terra del nudo suono””, Vincenzo Giorgio, Wonderous Stories, no. 17, April 1, 2010
    Thursday, April 1, 2010 Press

    Se Ganesh Anandan e Hans Reichel, con Self Made, attraverso sottili intarsi percussionistici ci spingono in un mondo dove il profondo oriente si sposa ad una raffinata propensione improvvisativa (Amphibian, Primate Marathon), Charity Chan (in Somewhere the Sea and Salt) ci guida nel Regno della Dissonanza attraverso l’acustica deformata di un piano preparato ed “oggetti vari”. Ma è ancora il femminile ad ammaliare in Amy Horvey (Interview) dove la trentenne trombettista canadese si cimenta in quattro brani di compositori contemporanei tra cui spicca l’asciutto lirismo di Quattro pezzi per tromba sola, opera del grande Giacinto Scelsi (musicista ligure ultimamente molto rivalutato) e il radicalismo della conclusiva Overture to the Queen of Music Boxes. L’attenzione alla “classica contemporanea” è mantenuta alta anche da Quasar, che con Miroir des vents ci regalano un vivido affresco fiatistico dove la solitudine del vento (leggi i sax di Marie-Chantal Leclair, Mathieu Leclair, André Leroux e Jean-Marc Bouchard) viene declinata attraverso otto composizioni che trovano ne Le chant de l’inaudible di Jean-François Laporte la sublimazione ultima.

    Con Rainer Wiens (Shadows of Forgotten Ancestors) la faccenda si fa davvero intrigante: il percussionista (sic) di origini tedesche organizza undici performances in forma di solo e duo dove si alternano il flauto di Jean Derome, i violini di Malcolm Goldstein e Joshua Zubot nonché il sax di Frank Lozano. Il risultato — profondo e suggestivo — trova la sua sublimazione estrema nella traccia omonima: oltre dieci minuti splendidamente giocati dal duo Derome-Zubot, attraverso un zigzagare materico nel silenzio incombente…

    Migration, Live at Upstairs 2008, Manivelle, Live au Upstairs in Wonderous Stories

    “Al di là delle olimpiadi… Nuovi appunti canadesi”, Vincenzo Giorgio, Wonderous Stories, no. 17, April 1, 2010
    Thursday, April 1, 2010 Press

    Continuando a “gittare” lo sguardo Oltreoceano — grazie agli stimoli che continuano ad arrivarci copiosi dalla canadese Ambiances Magnétiques ci si imbatte, innanzitutto in qualche golosa uscita di…

    Jazz deviato

    Il Normand Guilbeault Ensemble pubblica un notevole Hommage à Mingus dove — grazie al sestetto allestito dal contrabbassista canadese — vengono riletti sei classici del grande musicista statunitense: molto intensa l’iniziale Passions of a Woman Loved così come il blues malato di Song with Orange.

    Su di una frequenza più elettrica si colloca il Pierre Labbé 4tet che con Manivelle sforna un lavoro molto denso ed intimista magnificamente introdotto dalla convincente — ma (pur)troppo breve — Pour le moment. In effetti Labbé si rivela fiatista e compositore molto interessante e “felpato” in grado di far emergere il lato più lirico di due musicisti davvero unici: il chitarrista Bernard Falaise (che abbiamo apprezzato sia nelle scorribande avant di Klaxon Gueule che nei suoi grandissimi lavori solisti) e il percussionista Isaiah Ceccarelli: in Corpus i due forniscono un apporto davvero convincente così come nella rarefatta La Kuchika dove emerge imperioso anche il contrabbasso di Clinton Ryder.

    Per rimanere ancora in situazioni più strutturate va menzionato Nozen, (Live! au Upstairs) quartetto che ruota attorno al già noto fiatista Damián Nisenson grazie alla cui penna possiamo godere di un jazz a spiccata propensione etnica. Sorprende la duttilità dell’onnipresente Falaise così come l’efficace panneggio bassistico di Jean Félix Mailloux mentre Pierre Tanguay si conferma batterista in grado unire inventiva musicale a solida strutturazione ritmica.

    Ancora più bello — nella sua esotica fragranza — Migration di Cordâme. Si tratta di un sestetto gravitante attorno al già citato Mailloux (che, tra l’altro, firma tutte le tredici tracce) dove — così come il nome del progetto allude — le corde emergono in tutta la loro fragranza mediterranea: il violino di Marie Neige Lavigne, il violoncello di Julie-Odile, le chitarre di Rémi Giguère unitamente all’onnipresente Tanguay e alle percussioni di Ziya Tabassian. Molto bella l’omonima Migration — nella sua purissima arabicità — cosi come il nervoso peregrinare di Trajet.

    Masafat in CISM

    “Le Perse qui tua le chien”, CISM, March 25, 2010
    Thursday, March 25, 2010 Press

    Le concept set simple: l’histoire de la randonnée du trio montréalais vers le Parc de la Gatineau en passant par les hautes-Ontarios racontée en douze chapitres (pièces). Un chemin emprunté par plusieurs, un chemin avec son lot de controverses. De Montréal à Hudson, la voie est calme. Mais déjà, lorsque Rigaud se pointe, la tension monte. L’approche de l’Ontario se fait entendre et sévira dès Alexandria. Petit retour en arrière. Au début des années 2000, la compagnie d’autocar Greyhound parvient à interdire la présence des co-voitureurs du réseau Allo-Stop en invoquant l’argument de concurrence déloyale. Les covoitureurs ne peuvent donc plus faire le trajet Montréal — Gatineau en passant par la 417 ontarienne. Le trajet devient un parcours maudit chez les auto-stoppeurs. C’est donc ce vieux spectre du transport phobophobe qui s’installe tranquillement dans la musique de ce Masafat post-autoroute-40. Mais n’ayez crainte, ce trio mange des lévriers pour déjeuner.

    Mais n’ayez crainte, ce trio mange des lévriers pour déjeuner.

    Quasar in Voir

    “Plus d’un tour dans son sax”, Réjean Beaucage, Voir, March 25, 2010
    Thursday, March 25, 2010 Press

    Le quatuor Quasar présente un programme international de création pour saxophones et traitements numériques. Évolution naturelle.

    En décembre dernier, les membres du quatuor de saxophones Quasar étaient en Suisse pour des concerts durant lesquels ils partageaient la scène avec ceux du quatuor Arte, des saxophonistes aussi. On se rappelle que les deux ensembles ont enregistré une pièce d’André Hamel (À huit) pour un disque que le compositeur faisait paraître en 2007 sous étiquette Atma. Le programme de la tournée suisse proposait, en plus de cette pièce, trois œuvres en création. En janvier et février, tournée canadienne de huit villes, concerts et classes de maître avec un programme comptant, encore là, trois créations. En mars, la 15e saison de Quasar ramène l’ensemble chez lui pour un programme, donné deux fois, de quatre créations. Ça fait beaucoup de nouvelle musique en quelques mois! «C’est super bon pour le band, explique sa directrice artistique Marie-Chantal Leclair; avec toutes ces nouvelles œuvres, on doit vraiment répéter chaque jour!»

    Le programme d’œuvres avec traitements numériques que présente cette fois-ci Quasar est le troisième d’une série qui reflète bien l’évolution de l’ensemble. Après Électrochocs, en 2003, qui offrait un programme d’œuvres montréalaises, puis Ondes de choc en 2007, dont le programme faisait entendre un compositeur étranger pour trois Québécois, Les Mutations dynamiques de cette année font place à un compositeur de Stockholm (Jesper Nordin), un autre, d’origine portugaise, qui vit à Belfast (Pedro Rebelo), un compositeur basé à Victoria, en Colombie-Britannique (Daniel Peter Biro), et un Montréalais (Nicolas Gilbert). Il s’agit d’un programme sur lequel les musiciens et compositeurs travaillent ensemble depuis plusieurs mois, les ateliers préparatoires ayant débuté à l’automne 2009. «Ça donne l’occasion aux compositeurs de tester leur matériel, et aussi de découvrir tout ce qui est possible en s’écoutant les uns les autres. Même si c’est pour rejeter leurs premières idées, c’est un processus qui reste extrêmement fertile.»

    Le programme sera enregistré par Espace musique et pourrait donc bien faire éventuellement l’objet d’un disque. Il est aussi présenté dans le cadre de la saison de l’organisme Le Vivier, qui en regroupe 22 autres, tous voués au développement des musiques nouvelles. Plus de chapelles, mais un mouvement collectif; une autre mutation dynamique!

    Le quatuor Quasar présente un programme international de création pour saxophones et traitements numériques.
  • 19
  • 20
  • 21
  • 22
  • 23
  • 24
  • 25
  • 26
  • 27