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  • July 5th, 1961 in My Old Kentucky Blog

    “Review”, Dodge, My Old Kentucky Blog, April 24, 2006
    Monday, April 24, 2006 Press

    The Eastern Stars debut with July 5th, 1961. New York folk singers Rob Corradetti and Kaia Wong got together in the Summer of 2004 to record this album on an 8-track in Rob’s basement in Carroll Gardens, Brooklyn.

    The Eastern Stars take their name from Masonic roots. The Order of the Eastern Star is the largest fraternal organization in the world to which both men and women may belong, so they’re all about male/female unity. Their influences are mainly bands which feature a dual boy/girl lead vocals (The Vaselines, The Mamas and the Papas, Galaxie 500, and fellow New Yorkers, The Moldy Peaches) or use multiple “tripped out” voices (Pink Floyd, Love, Sonic Youth). They are also influenced by the Northwest sounds of mid-nineties K and Kill Rock Star bands such as The Softies, Beat Happening, Beck, Heavenly, Elliot Smith, and Lois. I really like the songs They Know What To Do, Little Punk (very 60s psych-pop), The Ticket That Exploded, In Russian Blue and Secret #. All are relatively short with only 3 songs on the whole album going over 3 minutes.

    AnteNata, Daniela Cattivelli in Agartha

    “Recensione”, Ruggero Formenti, Agartha, April 24, 2006
    Monday, April 24, 2006 Press

    ? Puoi raccontarci la genesi e la poetica di AnteNata?

    Antenata nasce da un’incontro avvenuto anni fa tra la sottoscritta e Sabina Meyer. Da un passione condivisa per testi poetici di alcune delle protagoniste della scena contemporanea letteraria e dal desiderio d’intraprendere un lavoro musicale che approfondisse alcuni aspetti tra suono e parola.

    ? Come mai la scelta di incidere per un’etichetta canadese?

    La ragione è molto semplice. Ultimato il master del cd abbiamo fatto il punto sulla situazione delle etichette che ci piacevano e che potevano avere interesse a produrre uno strano “oggetto” di questo tipo. A conti fatti ci siamo rese conto che si potevano contare sulla punta della dita di una mano (forse due) ed a quelle abbiamo inviato il nostro lavoro. Tra queste la prima a rispondere entusiasticamente è stata appunto l’Ambiances Magnétiques.

    ? I brani di AnteNata, stilisticamente abbastanza vari, pare abbiano un filo conduttore trasversale, pur essendo ciascun pezzo caratterizzato in modo particolare da una o più tendenze musicali differenti (avanguardia, cameristica, musica rinascimentale, avant-jazz, RIO, chanson, rumoristica); concordi con questa valutazione?

    Sai, il presupposto di questo lavoro era dare una veste musicale a delle parole che ci avevano in qualche modo toccato. Questo era il filo conduttore, e nel perseguirlo non ci siamo poste limiti stilistici. Chiaramente però nel procedere si sono fatte sentire quelle che erano le esperienze musicali che ciascuna di noi aveva attraversato o stava vivendo in quel momento. Personalmente come musicista sono partita con i KDNR (gruppo di musica industriale), poi l’esperienza con il Laboratorio di Musica e Immagine e le Fastilio, in cui si lavorava su un idea di composizione e improvvisazione collettiva. Contemporaneamente frequentavo il conservatorio e coltivavo una passione per la musica “colta” contemporanea e compravo dischi rock. Poi dal sassofono sono passata al computer e ai campionatori. Insomma un discreto casino o una sana confusione??Tutto questo per dire che inevitabilmente questi passaggi/esperienze si sono rimaterializzati nel disco.

    ? L’utilizzo di differenti linguaggi musicali amalgamati fra loro per ottenere un’espressione originale, è stata una scelta consapevole od una tendenza naturale emersa durante la realizzazione del progetto?

    La seconda..da un certo punto di vista se penso alla domanda e alla risposta precedente. La prima se penso invece al fatto che fin dall’inizio avevamo deciso di coinvolgere nel progetto musicisti come Fabrizio Spera, Pierangelo Galantino, Angelo Berardi, Aleksandar Caric. Di loro ci interessava il fatto che erano musicisti che come noi provenivano da diverse esperienze musicali, che potevano essere in grado sia di sostenere partiture musicali come anche brani totalmente improvvisati. Ci premeva poi fin dall’inizio lavorare con un organico strumentale che potesse rapidamente passare da un suono tagliente, quasi rock ad atmosfere cameristiche. Per questo nell’organico volevamo archi ma anche chitarra elettrica, fiati e batteria e elettronica.

    ? La ritmica del progetto si presenta a volte lineare, a volte frammentata a volte rarefatta: come mai questa eterogeneità stilistica?

    Confesso che ho iniziato a lavorare sui pezzi per Antenata pensando che quella poteva essere per me una buona occasione per esplorare la dimensione del ritmo e dell’armonia. Suonando uno strumento melodico (il sassofono) prima dall’allora mi aveva in generale più attratto l’aspetto “melodico” della musica (quando dico melodico penso in generale alla capacità d’organizzare suoni, rumori, effetti sonori in senso orizzontale, alla ricerca di linee melodiche anomale e d’intervalli pericolosi). Personalmente in Antenata la cosa che più m’interessava era lavorare sulla “classica forma canzone” in cui dettasse legge però l’aspetto ritmico. Quando lavori su dei brani che partono da dei testi poetici la prima cosa con cui ti devi confrontare è la questione del ritmo e della metrica della parola. Quelle ti portano inevitabilmente in una loro “naturale” direzione ritmica, poi sta a te decidere se seguirla o giocarci attorno. Di fatto i pezzi nel cd sono varissimi:ritmi regolari, irregolari, assenza di ritmo ecc..ecc

    ? Non ritieni che a volte la preponderanza ed il peso delle liriche possano togliere spazio espressivo alla musica?

    In generale, nella vita, penso che le parole spesso sono inutili e che non abbiano abbastanza sfumature o la stessa forza di un gesto di un immagine o di un suono. (Forse ho esagerato!!!) Nello specifico del disco non avverto questo soffocamento ma credo che ci sia un buon equilibrio e scambio.

    ? Credi che oggi possa ancora esserci la possibilità di creare qualcosa di veramente nuovo in ambito musicale?

    Credo assolutamente di si. Ci sono periodi di stasi e a volte il nuovo si muove in ambiti musicali magari inaspettati per noi. Credo che attualmente la scena più in movimento sia quella elettronica e anche in alcuni casi quella pop. Personalmente al momento non sono ossessionata dall’idea di essere innovativa, confesso però di esserlo stata in passato.

    ? Che progetti hai per il futuro?

    Con Antenata ho chiuso credo una fase. Ho momentaneamente messo in stand by il sassofono e mi sono dedicata di più all’elettronica e a dare forma a progetti con artisti che vengono da altre discipline. Ora stò lavorando sulla sonorizzazione di un film di Terje Vigen che sarà presentato all’interno di Riccione TTV al Cinema Lumiere a Bologna agli inizi di Maggio. Si tratta di una sonorizzazione live. E poi stò lavorando parecchio con Mylicon/EN e con CANE Mylicon/EN (www.myliconen.it) è un duo fondato assieme a Lino Greco (videomaker) e al momento stiamo lavorando su una istallazione audio-video che sarà presentata nelle cantine di un castello vicino a Trento e ci stiamo preparando ad un nuovo live che presenteremo invece a maggio a San Francisco. Cane è un altro duo fondato con l’attrice Federica Santoro e stiamo preparando un sorta di performance dal titolo Deadwood. altezza, lunghezza e larghezza che presenteremo a Padova il 20 Aprile.

    ? Vuoi aggiungere qualcosa?

    Forse è giusto ricordare che il nome del gruppo in origine era un altro. Nella fase di realizzazione del progetto e in quella in cui a girato per concerti sparsi qua e là ci chiamavamo infatti strixAluco. Quel nome ad un certo punto non ci convinceva più ed abbiamo deciso di cogliere l’occasione dell’uscita del disco per cambiare il nome in Antenata.

    Pee Wee et moi in Hour

    “Spins”, Mike Chamberlain, Hour, April 13, 2006
    Thursday, April 13, 2006 Press

    Clarinettist Robert Marcel Lepage would probably agree that every jazz clarinettist must at some point come to terms with the heritage of the iconoclastic Pee Wee Russell, whose highly individual style within traditional swing settings not only explored the timbral possibilities of the instrument, but also raised questions of the relationship between the soloist and the musical context. Where Russell found himself in the company of conventional musicians, Lepage’s mates here are guitarist René Lussier, bassist Normand Guilbeault and drummer Pierre Tanguay, all of whom can be described as at least a bit to the left of the conventional path. Each of the compositions explores one aspect of Russell’s phrasing. The tour is a delight and a revelation: Pee Wee really did rock!

    Each of the compositions explores one aspect of Russell’s phrasing. The tour is a delight and a revelation: Pee Wee really did rock!

    Engagement & Confrontation in Unijazz

    “Reviews”, Karel Kouba, Unijazz, April 10, 2006
    Monday, April 10, 2006 Press

    “I can’t understand why people are frightened of new ideas. I’m frightened of the old ones.” This quote by John Cage introduces the solo recording of young Canadian bassist Pierre-Yves Martel, who, by altering the upright bass using pieces of paper, wood and metal, ties in to a tradition initiated by Cage’s prepared piano. Another inspiration of Martel’s creation is the philosopher of free improvisation and non-idiomatic playing, guitarist Derek Bailey. Martel is a classically trained musician, who does not use his skill for show. Rather, in the spirit of his two musical fathers, he is trying to unearth the inner expressive possibilities of his instrument. In his hands, the double bass leaves the boundaries of conventional context with which it is often associated. With preparation, unconventional use of the bow and extended techniques, Martel creates unexpected shadows, creeks, thuds and murmurs bordering with silence; the resulting sounds are often percussive in character, and at times reminiscent of wind instruments. The multi-layered structure of these improvised compositions holds firmly together, does not slide into purposeless and as a whole the album does not bore. This can be credited first of all to Martel’s experience with jazz and classical idioms, which play a role of contrast in his playing, as well as the chosen form of short compositions. With the essence of surprise, Martel’s world of sound represents an unheard-of side of music. (translated by Petr Cancura)

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