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  • January 31, 2010: Six DAME Nominees for the Opus Prizes

    Wednesday, December 9, 2009 General

    Six DAME albums are nominated for the 2009 Opus Prizes. Arbor Vitæ by the Bozzini Quartet and [cqb_0908] by Quasar are both nominated in the “Disc of the Year — Modern and Contemporary Musics” category. As for Live at Upstairs 2008 by Normand Guilbeault Ensemble is nominated in the “Disc of the Year — Musique actuelle, Electroacoustics” category. Y’a du bruit dans ma cabane by Ensemble SuperMusique and Pas de deux by Fred Frith and Danielle Palardy Roger are nominated in the “Disc of the Year — Musique actuelle, Electroacoustics.” Additionally, Confiture de Gagaku by Jean Derome is nominated for “Concert of the Year — actuelle and electroacoustic musics.” The 13th Opus Prize Gala will take place on January 31, 2010 at the Salle Claude-Champagne, Université de Montréal.

    BASE, Arbor Vitæ, Vulgarités, Face à la dérive, Y’a du bruit dans ma cabane, Geggie Project, Disparition de l’usine éphémère, Out of Nowhere, Phénix, 10 Taxonomical Movements in Wonderous Stories

    “Piogge magnetiche. Dieci nuove dal Québec.”, Vincenzo Giorgio, Wonderous Stories, no. 15:38, May 1, 2009
    Friday, May 1, 2009 Press

    La prestigiosa Ambiances Magnétiques continua, imperterrita, ad illuminare i cieli musicali contemporanei con quel suo catalogo che mischia, visionariamente, musica contemporanea, elettronica, jazz e, persino brandelli del più fosco rock illuminato. Come? Dieci nuovi esempi per capire…

    Arbor Vitæ (Quatuor Bozzini) è un doppio, incredibile cd attraverso il quale il già noto ensemble canadese esegue otto composizioni che James Tenney — musicista originario del New Mexico — ha scritto tra il 1963 e il 2006. Il risultato è di abbacinante bellezza: oltre due ore di musica che, partendo dall’ambient disturbato dall’omonina Arbor Vitae cresce lentamente ed inesorabilmente fino a toccare (solo per fare due esempi) le dissonanze post-novecentesche di Saxony e il dolente solipsismo melodico del Stochastic String Quartet. Senza dubbio la perla delle nuove uscite AM.

    Molto interessante anche il lavoro dei nostri Taxonomy che con 10 Taxonomical Movements toccano momenti di rara intensità. Elio Martusciello, Graziano Lella e Roberto Fega conducono l’ascoltatore attraverso un suggestivo viaggio contrassegnato da (appunto) dieci movimenti che, a differenza della loro denominazione classica (andante, adagio…) si muovono in territori post-elettronici. Mi piace segnalare l’intenso ligietismo dell’Ouverture ma anche la patafisica del Larghetto-appassionato che, grazie anche alla melodica stralunata di Fega, trovo assai contigua al miglior Pierre Bastien.

    Con Y’a du bruit dans ma cabane dell’Ensemble SuperMusique (in cui spiccano i nomi di Jean Derome, Joane Hétu, Diane Labrosse e Pierre Tanguay) approdiamo in quella rarefatta terra dove la radicalità creativa assurge a vero e proprio totem. Da qui sei tracce che partono da atmosfere inquiete (8 moments brefs) toccando le terre informi della manipolazione (Positions d’amour) fino a sublimarsi nella destrutturazione vocale (Discussion au living room).

    Le già citate Hétu (sax e voce) e Labrosse (elettronica) le troviamo coinvolte in un altro progetto piuttosto contiguo e, con l’aggiunta di Danielle Palardy Roger (percussioni), tutto al femminile: Les Poules. Phénix è altra opera pervasa da un forte radicalismo improvvisativo anche se, rispetto alla precedente, sa maggiormente curare la dinamica del suono (Grandeur Royale) lavorando su spazi più aperti (La porte immense) senza però disdegnare l’elemento più spiccantamente vocal-rumoristico (Rapaces).

    Volendo stare ancora negli anfratti del radicalismo sonoro come non parlare delle Vulgarités di Michel F Côté e Isaiah Ceccarelli? Tredici storie fatte di fraseggi disconnessi (Surmenage brun), pertugi appena abbozzati (la struggente Surmenage caca d’oie), violente zaffate elettronico-percussive (Grace maussade, Apothéose du vague…) pseudo ritmi rock sbrindellati (Somme de nos échecs). Insomma un lavoro che sa guardare molto avanti e con molto coraggio.

    Anche a Sébastien Cirotteau, Brigitte Lacasse, Catherine S Massicotte e Éric Normand il coraggio non manca. Infatti con la loro Face à la dérive disegnano quello che potremmo definire un “affresco ambientale” dove la loro strumentazione acustica (piano, fisarmonica, violino, basso, percussioni) si fonde con le voci di un viaggio attraverso il paesaggio sonoro del fiume Saint-Laurent. Due grandi suite (Partie Un e Partie Deux) che, pur nell’indubbia originalità del progetto e dei molti interventi strumentali di grande pregio, non riesce ad affrancarsi da una eccessiva ripetitività.

    Di grande impatto emotivo è, invece, Out Of Nowhere, di Joëlle Léandre, et Quentin Sirjacq. Vivida perla chiaroscurale soprattutto per gli amanti delle efflorescenze cameristiche. Come non rimanere magicamente irretiti dalle malmostose trame di Opening dove il dialogo tra il contrabbasso della Léandre e il piano di Sirjacq si fa autenticamente inquietante? E lo stesso vale per il raffinato bisbiglio di Presence in costante bilico tra John Coltrane e Claude Debussy così come per quell’insistito giocare nel silenzio di Absence.

    Sulle stesse frequenze — anzi, con più accondiscendenza melodica giocata in un contesto decisamente jazz — va collocato il Geggie Project messo in scena da John Geggie (contrabbasso), Marilyn Crispell (piano) e Nick Fraser (batteria). Disco di rara intensità che potrebbe benissimo far parte della collezione ECM. L’esordio di Credo è di quelli che — nella sua scarna poesia — lascia il segno anche se la successiva ce and Meltwater mette in campo situazioni più irsute e puntillistiche. Molto bella (anche se non del tutto scevra da una certa retorica jazzy) Or Not così come la lirica Across the Sky.

    Con Disparition de l’usine éphémère di Philippe Lauzier, Pierre-Yves Martel, Kim Myhr e Martin Tétreault la faccenda riprende a complicarsi. Un’opera indubbiamente assai interessante che propone un linguaggio non immediatamente assimilabile dove l’usurato aggettivo “elettroacustico” può essere speso con una certa coerenza. Dieci composizioni che trasfigurano, manipolandoli elettronicamente, una manciata di strumenti acustici (sax alto, clarinetto basso, viola da gamba, chitarra…) ponendoli in dialogo con uno spiccato rumorismo impressionistico. Il risultato potrebbe pure ricordare certi lavori dei già citati Klaxon Gueule: Électro-polissage e Chantier naval mi sembrano i risultato più interessanti.

    Antoine Berthiaume e il grande Elliott Sharp, come noto, sono due chitarristi “border-line” che in Base si confrontano con sfacciata visceralità. Undici improvvisazioni che fluttuano, crudeli e suadenti, nell’elettronica post ambientale più bieca. Musica fatta di corpose pennellate materiche come ci si trovasse di fronte ad un quadro di Jackson Pollock: il lancinante lamento di Phase e il suo tormentato sciamare, così come il rock-blues slabbrato di Station sono solo tre esempi che fanno di questo lavoro un’uscita impedibile per chiunque voglia fiutare dove veramente tiri il vento del Nuovo. Vento che soffia da Ambienti Magnetici…

    Y’a du bruit dans ma cabane in The Squid’s Ear

    “Heard In”, Kurt Gottschalk, The Squid’s Ear, March 5, 2009
    Thursday, March 5, 2009 Press

    Ensemble SuperMusique’s first album, Canevas, came along in 2004 with the feeling of something like a holler. Nous sommes super!, they seemed to shout from Quebec. “We’ve been here making excellent records for years! Pay attention!” That may not have been the intention behind the name the group chose for itself, but with a membership including the cream of the Ambiances Magnetiques collective, the claim to “supergroup” status was founded.

    It was a strong record, a montage of 12 improvisations by various subgroups of the octet and two compositions by saxophonist and vocalist Joane Hétu. But at the same time it had a bit of the feeling of a label sampler: a broad variety of material representing different aspects of the collective and the label it runs. For their second release, however, the ante has been upped. Y’a du bruit dans ma cabane is an impressive and cohesive album. Stripped down to an all-star sextet (Hétu, Jean Derome, Diane Labrosse, Danielle Palardy Roger, Pierre Tanguay and Martin Tétreault), they present here four compositions rather than a hodgepodge assemblage. Hétu’s 8 moments brefs follows a smart, indeterminate graphic score, opening the disc by allowing the band to display chops and wits. Percussionist Roger’s title piece, at 20 minutes, the longest track here, is another guided improvisation with a score following the floorplan of a house. Electronics composer Labrosse offers a delicate yet wide-ranging sound-song about the passing of time, and Derome, saxophonist and outdoor enthusiast, leads the group in a rollicking, abbreviated version of his Canot-camping, a piece conceived as a geography of songs, scores and improvisational strategies to explore.

    But more important than the composer credits is the relationships these six musicians have built up over the last couple of decades. Their challenging approaches to contemporary composition and structured improvisation rely on the communal spirit upon which the collective is built, and never on an Ambiances Magnetiques record has that been more evident than on Y’a du bruit dans ma cabane.

    Their challenging approaches to contemporary composition and structured improvisation rely on the communal spirit upon which the collective is built…

    Y’a du bruit dans ma cabane in SOCAN — Paroles & Musique

    “Lancements”, Gabriel Bélanger, SOCAN — Paroles & Musique, no. 16:1, March 1, 2009
    Sunday, March 1, 2009 Press

    Tels des découvreurs, les membres de l’Ensemble SuperMusique se permettent l’inattendu et le révolutionnaire. Ils font en effet de leurs pièces de savants mélanges d’organique et de mécanique, de petits bijoux d’individualité et de collectif… Les sept membres sont passés maîtres dans l’art de l’improvisation et de la création spontanée mais savent aussi utiliser les avantages d’une concertation créatrice. Le résultat de leurs explorations est d’une singularité déconcertante et suscite une réflexion approfondie à l’auditeur.

    Les sept membres sont passés maîtres dans l’art de l’improvisation et de la création spontanée…

    Vulgarités, Y’a du bruit dans ma cabane, Out of Nowhere in Blow Up

    “Altrisuoni”, Stefano Isidoro Bianchi, Blow Up, no. 129, February 1, 2009
    Sunday, February 1, 2009 Press

    Consuete buone nuove dal prolifico giro Ambiances Magnétiques. Michel F Côté (Klaxon Gueule) e Isaiah Ceccarelli manipolano strumenti a percussione (batterie, pianoforti) e un po’ d’altro (elettronica, lap steel, tromba) facendone risultare improvvisazioni e sincopi il cui (forte) senso ritmico si astrae e raggruma in una miriade di costipatissime micro-apparizioni che vanno e vengono come in un flipper (in più di un momento vengono in mente i fURT); ascolto che richiede massima attenzione e che ipnotizza ancor prima gli occhi che le orecchie.

    Più tradizionale l’incontro tra il contrabbasso di Joëlle Léandre e il piano/piano preparato di Quentin Sirjacq, i cui duetti esprimono una tensione costante ma tenuta a freno da una sensibilità sonora estremamente raffinata e riservata, quasi intimista; nei rari momenti in cui l’equilibrio viene meno — o meglio è lasciato più libero — il risultato è straordinario.

    Già dai nomi coinvolti (Jean Derome, Joane Hétu, Diane Labrosse, Danielle Palardy Roger, Pierre Tanguay e Martin Tétreault) l’Ensemble SuperMusique si presenta come una sorta di supergruppo dell’improvvisata canadese; i musicisti si sono dati poche ma rigide regole: minimo di due esecutori per volta, sequenze che non vadano oltre il minuto di durata, poi repentino cambio di materiali e pausa personale di almeno una sequenza. Il risultato è meno cervellotico di quanto non appaia anche se non così coinvolgente: improvvisazioni che coinvolgono ogni tipo di strumento (fiati, corde, elettronica, sampler, giradischi, oggetti) con un gran senso dell’ironia, del gioco e del paradosso e nessun rispetto delle (altre) regole.

    improvvisazioni che coinvolgono ogni tipo di strumento (fiati, corde, elettronica, sampler, giradischi, oggetti) con un gran senso dell’ironia, del gioco e del paradosso e nessun rispetto delle (altre) regole.
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