Jean Derome Speaks About his Group Jean Derome et les Dangereux Zhoms
In this exclusive interview,
In this exclusive interview,
La critique internationale s’est beaucoup intéressée à ce volume enregistré en concert en mars l996 à Montréal. La basse de
The Holidays are closing in. Are you wondering what gifts to buy this year
That good ol’ song
It may seem a bit easy, but everyone likes a good song. That said, we don’t all have the same definition of what a good song is. And the artists in DAME’s catalog take some liberties with this format — that’s what makes things exciting. But
You don’t understand French
Party time
A time for celebrating, letting off steam, and disobedience, the party when applied to music can give way to a distortion of admitted rules.
In a similar spirit, but adding an East-European flavor and an incredible dose of energy is the group
And to boldly go where few have gone before
Maybe you would like to go further and hook someone on a kind of “musique actuelle” that is more daring and abstract. Here are a few key albums from DAME’s catalogue in improvised and electronic music.
A pillar of the avant-garde music scene since the early ‘70s,
One of the first groups from the DAME stables to have explored electroacoustic improvisation, the
Finally, instead of sending out the usual Christmas cards, consider the sound post cards produced by the label Ouïe-Dire. These are regular post cards accompanied by 3” CDs from French experimental artists. And happy Holidays
Il saxofonista canadese
In questo caso lo troviamo alle prese con il suo sestetto Dangereux Zhoms,impegnato in undici brani tutti composti da
La musica si staglia con grande forza in una dimensione che prende un po’ dalla musica creativa, un po’ dal rock progressivo, un po’ dal jazz. Un possibile apparentamento potrebbe essere rappresentato da certi gruppi inglesi dei primi anni settanta, ma una parte di rilevo, nelle fonti di ispirazione, dobbiamo riconoscerla anche alla musica creativa e insofferente che si sviluppava, nei primi anni novanta, nella scena downtown neyorchese che ruotava attorno alla Knitting Factory (pensiamo ad esempio ai Lounge Lizard del periodo di mezzo, quando alla chitarra era presente il bravissimo David Tronzo).
Gli intrecci timbrici fra l’aggressiva chitarra elettrica dell’ottimo
Si parte con una sorta di finto blues (En culottes courtes, on gèle) che chiarisce subito le intenzioni ed il clima. Su un fondale dominato da un organo minaccioso si scatenano gli scatarramenti del trombone che si intrecciano con le bordate iper-elettriche della chitarra e con le frasi angolari del sax. L’elettricità è densa e pervade ogni spazio, rendendo la musica scoppiettante di energie che si disperdono nello spazio. Seguono due suite (ognuna composta da 4 brani) che portano via circa cinquanta minuti appassionati e variegati (per esempio ascoltate il divertente, ma allo stesso tempo strano, Calypso che chiude la prima suite, con quella frase di pianoforte che richiama il ritmo di base, mentre la musica attorno va per i fatti propri) e ancora due brani ‘indipendenti’ che chiudono degnamente questo ottimo album.