Carnets de voyage in All About Jazz Italy
Il saxofonista canadese
In questo caso lo troviamo alle prese con il suo sestetto Dangereux Zhoms,impegnato in undici brani tutti composti da
La musica si staglia con grande forza in una dimensione che prende un po’ dalla musica creativa, un po’ dal rock progressivo, un po’ dal jazz. Un possibile apparentamento potrebbe essere rappresentato da certi gruppi inglesi dei primi anni settanta, ma una parte di rilevo, nelle fonti di ispirazione, dobbiamo riconoscerla anche alla musica creativa e insofferente che si sviluppava, nei primi anni novanta, nella scena downtown neyorchese che ruotava attorno alla Knitting Factory (pensiamo ad esempio ai Lounge Lizard del periodo di mezzo, quando alla chitarra era presente il bravissimo David Tronzo).
Gli intrecci timbrici fra l’aggressiva chitarra elettrica dell’ottimo
Si parte con una sorta di finto blues (En culottes courtes, on gèle) che chiarisce subito le intenzioni ed il clima. Su un fondale dominato da un organo minaccioso si scatenano gli scatarramenti del trombone che si intrecciano con le bordate iper-elettriche della chitarra e con le frasi angolari del sax. L’elettricità è densa e pervade ogni spazio, rendendo la musica scoppiettante di energie che si disperdono nello spazio. Seguono due suite (ognuna composta da 4 brani) che portano via circa cinquanta minuti appassionati e variegati (per esempio ascoltate il divertente, ma allo stesso tempo strano, Calypso che chiude la prima suite, con quella frase di pianoforte che richiama il ritmo di base, mentre la musica attorno va per i fatti propri) e ancora due brani ‘indipendenti’ che chiudono degnamente questo ottimo album.

