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  • Étymologie in Montreal Mirror

    “Mini CD Reviews”, Len Dobbin, Montreal Mirror, no. 23:3, July 5, 2007
    Thursday, July 5, 2007 Press

    A DVD of one of the city’s finest trios shot live at last year’s Off Festival, doing material by Dolphy, Mengelberg, Tristano, Ellington, Waller and Derome. (9.5 / 10)

    Ensemble SuperMusique (ESM), Joane Hétu in Coda Magazine

    “Heard and Seen. Fimav Returns to Form”, Kurt Gottschalk, Coda Magazine, no. 334, July 1, 2007
    Sunday, July 1, 2007 Press

    […] Weaving is right up there with painting and sports as hackneyed clichés for describing music, but Joane Hétu’s Filature took a tight focus on each thread and every tie in her tapestry. The piece, performed with Montréal’s Ensemble Supermusique, was based on her time spent as a fabric colourist, and effectively displayed her personal sense for composing and arranging and for turning nostalgic memories into music. Pierre Hébert’s real time video manipulations, tight shots of cloth and twine, supported Hétu’s musical vison well. […]

    Tombak in Blow Up

    “Altrisuoni”, Dionisio Capuano, Blow Up, no. 110-111, July 1, 2007
    Sunday, July 1, 2007 Press

    Il tombak è il principale strumento percussivo della musica classica persiana. Non propriamente un tamburo, assomiglia ad una grande coppa di legno, con l’apertura superiore coperta dalla pelle in tensione e un collo stretto che finisce con una base più stretta ed una piccola apertura. Viene suonato a mani nude, percosso, fatto roteare. Tabassian non fa virtuosismi, né tribalismo à la page. Esplora il corpo dello strumento come fosse quello di un’amante. Da questa manipolazione sensuale escono suoni che sono brividi della pelle (Entre nos peaux, è il titolo più che emblematico), melodie (Chante mon tambour), riflessi quasi metallici (Seul dvant soi). Il musicista più che suonare uno strumento, sollecita lo spirito della sua terra a parlare, a danzare (Danse mon tambour). Il tombak acquista una vita propria, avviluppando esecutore ed ascoltatore. Bonghisti freak state alla larga.

    Tabassian non fa virtuosismi, né tribalismo à la page. Esplora il corpo dello strumento come fosse quello di un’amante.

    Les salines in Blow Up

    “Altrisuoni”, Dionisio Capuano, Blow Up, no. 110-111, July 1, 2007
    Sunday, July 1, 2007 Press

    Un altro reportage emotivo, l’ebbrezza del viaggio: una violinista e un contrabbassista attraversano le saline di Guérande, in Bretagna. Quello delle saline è un ambiente di bellezza struggente e dolorosa, di alto valore simbolico. Luogo dove s’incontrano e sifronteggiano l’acqua e il sale, si amano consumandosi l’una l’altro, mai fino a distruggersi. Contesto socio-antropico di grande rilevanza storico-culturale. Il duo carica sulla musica tutte queste valenze e se, parafrasando, gli strumenti suonano dalla pienezza del cuore, qui è un traboccare d’amore. Non solo per via di La sueur du paludier, sorta di “anonimo bretone” che strappa l’anima. È tutta fantastica la visione musicale del duo. La danza arcaico-progressive che evoca l’alta marea (Marée haute), la visione abbacinante del bianco nell’overlapping armonico (Les salines 2), lo swing che s’immerge nelle falde sotterranee (Nappes souterraines), l’indolente bolero con la melodia grassa del contrabbasso de La marche du sel. Poi, tanto per morire trafitti dalla dolcezza (… ossimoro, visto il contesto), c’è una movenza cantabile, volta ad oriente, che sarebbe piaciuta a Debussy: La source. Da rimanere attoniti.

    È tutta fantastica la visione musicale del duo.
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