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  • Mike Essoudry, Linsey Wellman dans Wonderous Stories

    «Recensione», Vincenzo Giorgio, Wonderous Stories, no 14:37, 1 décembre 2008
    lundi 1 décembre 2008 Presse

    Ecco un disco che riesce ad abbinare in modo molto convincente la dimensione più marcatamente improvvisativa con una insistita ricerca timbrica in costante bilico tra jazz, musica contemporanea ed etnica. Lo sguardo è costantemente rivolto al Medio Oriente (Linsey ha lavorato parecchio sia in Marocco che in Tunisia) così come alcuni titoli lasciano chiaramente intuire (Shambat + Enkidu ed Uruk evidenti omaggi alla cultura sumerica) senza però precludersi voli più aperti ed estremi (Jeweled Garden e Uta Napishti ammiccano chiaramente all’India..). Linsey (sax alto e soprano) e Mike (batteria e percussioni), sebbene alla loro prima collaborazione, dimostrano di essere due musicisti molto in sintonia tra di loro soprattutto per quanto riguarda la condivisione dell’idea di una musica non pervasiva e dedita a coltivare la preziosità del silenzio. In particolare Wellman si rivela un fiatista molto pulito e musicale soprattutto quando imbocca il sax soprano mentre Essoudry mostra doti percussive molto raffinate e musicali decisamente propense non tanto all’aspetto ritmico quanto alla costruzione del suono. Da qui le tredici composizioni interamente scritte ed arrangiate a quattro mani tra cui spiccano la silente fragranza dell’inaugurale The Shades con quei suoi affascinanti echi dal “vicino Oriente” così come l’energia jazzistica di Deluge e della conclusiva Country Fair.

    Ecco un disco che riesce ad abbinare in modo molto convincente la dimensione più marcatamente improvvisativa con una insistita ricerca timbrica in costante bilico tra jazz, musica contemporanea ed etnica.

    En concert, Muzika dans Wonderous Stories

    «Recensione», Vincenzo Giorgio, Wonderous Stories, no 14:37, 1 décembre 2008
    lundi 1 décembre 2008 Presse

    Artista eclettico (oltre che musicista pare che sia anche attore), Damian Nisenson è un sassofonista di origini argentine che, prima del suo arrivo a Montréal, ha vissuto e studiato musica in Europa dal 1977 al 1984. La sua discografia, completa di collaborazioni, conta già sei uscite di cui due come solista/leader. In effetti l’ambiente creativo in cui il poliedrico fiatista pare muoversi con più famigliarità è il trio: da qui il suo esordio come titolare in Muzika del 2006 accompagnato dal contrabbasso di Jean Félix Mailloux e dalle percussioni del ben noto Pierre Tanguay. Quella di Nisenson è una musica molto sanguigna e ritmica che trae dalle radici etniche (sospese tra il gitano e il klezmer) la sua linfa vitale avvicinandosi in questo a quella miriade di progetti “new klezmer” gravitanti attorno ad un altro musicista inafferrabile che, come Damian, ha sviluppato un fiatismo borderline e radicale, vale a dire John Zorn. Di grande impatto emotivo Supper’s Ready (niente a che fare con quella di genesisiana memoria) dove il nostro spinge le sonorità dei suoi sax a livelli assai contigui all’africanità di un Archie Shepp così come il quieto respiro di Paspire dove il suo tenore fraseggia con i piatti di Tanguay e il basso “archettato” di Mailloux.

    Sulla stessa frequenza il live del 2008 che vede il Nostro allargare i propri orizzonti creativi aprendo il proprio trio alle percussioni di Ziya Tabassian, la fisarmonica di Luzio Altobelli e il bandoneon di Denis Plante conferendo al tutto tonalità ancor più marcatemene etniche. Molto d’impatto l’inaugurale Drose Dubke (già presente nel lavoro precedente) con il sopranino del leader in ottima evidenza così come l’inedita Piegrande dai toni gitano-klezmer parecchio marcati grazie anche alle timbriche delle tastiere. Stessa atmosfera (ma ancor più danzereccia e quasi tribale) in Chanson de q che si va a sciogliere nelle note dilatati e quasi dolenti di Tempo (presente anch’essa in Muzika). La sommessa tensione di Hora (dopo i begli episodi di Paspire, Ninguneo, Supper’s Ready e Chanson de rue #6) conclude nei migliori dei modi questa seconda, notevole, prova del musicista argentino.

    Quella di Nisenson è una musica molto sanguigna e ritmica che trae dalle radici etniche (sospese tra il gitano e il klezmer) la sua linfa vitale…
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