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  • Prairie orange dans Musicworks

    «Both Disturbing and Comforting», Randy Raine-Reusch, Musicworks, no 94, 1 mars 2006
    mercredi 1 mars 2006 Presse

    This is the second CD from Les PoulesJoane Hétu on alto sax, Diane Labrosse on motion sampler and Danielle Palardy Roger on percussion, all three artists using their voices to create this highly organic sonic exploration. This CD rustles and sighs its way through a series of complex emotional soundscapes that reach deep into the listener’s subconscious to awaken long-forgotten sensations. It is powerful and disturbing, yet somehow familiar and comforting at the same time — perfect listening with a cup of hot tea, when trapped by a dark snowy night.

    It is powerful and disturbing, yet somehow familiar and comforting at the same time…

    La boulezaille dans Musicworks

    «Playful Québécois Innovation», Randy Raine-Reusch, Musicworks, no 94, 1 mars 2006
    mercredi 1 mars 2006 Presse

    This CD reminds me that some of the most innovative and playfully experimental music in Canada regularly comes from Quebec. Here, two seasoned multi-instrumentalists draw on their vast experiences in musique actuelle, jazz, folk, early, new, and world music to create a playground for the ears. Their creativity is nonstop, quickly moving from instrument to instrument and style to style, creating a form of twenty-first-century folk music. Fascinating!

    Their creativity is nonstop, quickly moving from instrument to instrument and style to style, creating a form of twenty-first-century folk music.

    Pee Wee et moi dans Jazzman

    «Critique», Pascal Anquetil, Jazzman, no 122, 1 mars 2006
    mercredi 1 mars 2006 Presse

    Compositeur à succès de musiques de films et de séries télévisées (Urgences), ce Québécois hyperactif s’affirme comme un touche-à-tout ironique qui pratique l’autodérision avec un sérieux magnifiquement imperturbable. Sa grande passion, c’est la clarinette. Dans un précédent album, il s’était posé cette question cruciale: «Les clarinettes ont-elles une âme?» Dans ce nouvel opus dédié à la ‘danseuse d’ébène’, il tente cette fois d’éclaircir sa relation arnoureuse avec Pee Wee Russell. Génie célibataire sans filiation ni descendance, ce clarinettiste hors catégorie a côtoyé tous les styles et toutes les époques. Au crépuscule de sa vie, il pouvait sans mentir se vanter d’avoir joué avec Bix Beiderbecke et Thelonious Monk. Qu’est-ce qui peut donc réunir ces deux individus aussi différents l’un de l’autre? Ce blanc de peau de Pee Wee a passé toute son existence à se noircir systématiquement, sans aucune modération, pour avoir le droit dans un monde très straight de jouer le blues de façon excentrique. «Moi, précise Robert Marcel Lepage, je ne bois jamais et je joue de la clarinette de façon plutôt straight entouré de musiciens excentriques.» lls étaient donc faits pour se rencontrer. Le résultat: ce disque en forme d’hommage décalé pour lequel Robert Marcel Lepage a écrit une douzaine de blues habilement tordus, une suite savante et désinvolte qui se veut une invitation à explorer un aspect particulier du phrasé de Pee Wee. Pour ce faire, il s’est entouré de toute une confrérie d’oiseleurs, une fanfare richement boisée. Au final, cela donne un agréable divertissement, une fantaisie très distinguée. Il y manque sans doute l’essentiel de ce qui fait le génie de Pee Wee Russell: le swing de la titubation et le lyrisme du gémissement. Personne n’est parfait.

    Au final, cela donne un agréable divertissement, une fantaisie très distinguée.

    4. Hmmm dans Blow Up

    «Recensione», Stefano Isidoro Bianchi, Blow Up, no 94, 1 mars 2006
    mercredi 1 mars 2006 Presse

    Il trittico formato da 1. Grrr, 2. Tok e 3. Ahhh si arricchisce di un nuovo capitolo, l’ultirno, pubblicato da solo in edizione limitata o in un box che raccoglie l’opera per intero. Per ricapitolare, si tratta di registrazioni che Tétreault e Yoshihide hannoeffettuato durante i loro set per soli giradischi e poi ricompattato nelle diverse uscite in modo da dare ai CD un senso unitario: il primo era quello dell’attacco brutalmente ‘rock’, il secondo quello dell’abbassamento del volume in favore di una maggior attenzione alla ‘geometria’, il terzo quello della riduzione al grado zero della polpa sonora. E questo? Essendo, in pratica, un bonus CD inizialmente non previsto, va a finire che è quello più vario perché pesca in ognuno dei diversi umori che animano gli altri. Innanzi tutto, come già osservato, faticherete non poco a imanaginare che tutto ciò che si ascolta nasca da semplici giradischi, e quindi da dischi ‘altri’: nessuno avrebbe dubbi nell’inserire questo catalogo di angeliche abrasività nella musica elettronica. Immaginatela quindi come tale, in fin dei conti non ha alcuna importanza: l’evoluzione a grappolo di Brest no 4 / Le Vauban 22.04.03, il malinconico rimuginare di Genève no 5 / Cave 12 30.04.03, i satanici grugniti di Nijmegen no 3 / Extrapool 25.04.03, le distorsioni hendrixiane a dir poco di Lyon no 4 / Kafe Mysik 28.04.03, le improvvisazioni di Genève no 2 / Cave 12 30.04.03 o i rimbombi minacciosi di Grenoble no 4 / Le 102 29.04.03 non assomigliano neanche lontanamente ai virtuosismi da dj in fregola divistica, anzi ne sono la negazione stessa, stanno allo scratching da gare di velocità esattamente come il punk stava al prog, stanno ai tanti piccoli DJ Shadow che hanno infestato il djing nell’ultimo decennio esattamente come i Germs stavano ai Genesis. Non è una questione di palatabilità o commerciabilità del risultato finale (ognuno solletica le proprie orecchie come preferisce), è una questione di atteggiamento, di sensibilità, di stile di vita e persino di politica della musica. Questa è l’arte del giradischi ‘punk’ e Tétreault e Yoshihide sono i suoi profeti liberatori. Fate vostro il cofanetto e tenetelo a futura memoria.

    AnteNata dans Musica Jazz

    «Recensione», Alessandro Achilli, Musica Jazz, no 667, 1 mars 2006
    mercredi 1 mars 2006 Presse

    Rispetto ai testi poetici che stanno alla base di AnteNata, la musica non è banalmente descrittiva né si sforza di seguirne pedissequamente l’impianto: anzi li destruttura e rimonta sovvertendo l’ordine delle strofe, eliminandone alcune, ripetendone altre (talvolta anche in traduzione italiana, che altrove si sostituisce in parte o in tutto all’originale) o giustapponendole a strofe di altre poesie. La voce vi si muove sicura, confidando su una tecnica superlativa e una bella varietà di registri nel cantato, sull’impostazione teatrale (fin troppo evidente) dei recitativi e sulla padronanza di più lingue: nata a Zurigo da madre italiana e padre svizzero tedesco, Sabina Meyer può permettersi di interpretare in lingua originale Ingeborg Bachmann, Simone Weil, Meret Oppenheim, Patrizia Cavalli e Patrizia Valduga, ricorrendo alla traduzione italiana per le russe Anna Achmatova e Marina Cvetaeva ma non sempre per le statunitensi Sylvia Plath e Anne Sexton. Le musiche si devono in buona parte alla penna di Daniela Cattivelli, che (come già nelle Fastilio) mostra in più occasioni affinità con la miglior Lindsay Cooper: soprattutto in Swimming (dove l’impasto sax-chitarra-violino ricorda anche gli ultimi Henry Cow e i primi Art Bears, evocati pure da Reigas, con cantato molto eisleriano), in My Boyfriend (il riff di sax, violino e basso) e in Jamais de la vie (persino nel timbro della tastiera), la cui melodia segmentata ha però anche qualcosa del Frith di Technology Of Tears. Non sono firmate dalla sassofonista Figlia (sorta di habanera che fa incontrare Weil con Weill), le improvvisazioni collettive di Bufera (poi imbrigliata dalla voce) e Sommer (che contiene anche parti scritte, quasi cameristiche), e alcuni siparietti a formazione ridotta (fino al duo), con la voce volentieri elaborata elettronicamente e un contorno di moderni ronzii, crepitii, contatti elettrici aperti e chiusi. Fresco e creativo è sempre l’apporto di tutti i musicisti, con uno Spera «ritmico» che si vorrebbe sentire più spesso e Berardi, Caric e Galantino anche solisti ben lungi dai cliché. Oltre che da Swimming, gli esiti più felici vengono da due brani – Allergic/Green Sounds e lo strepitoso My Boyfriend – con testi delle stesse Meyer e Cattivelli (più un paio d’amici) che paiono più sciolte, allegre, spigliate, sia nella musica sia nel cantato: forse perché libere dalla soggezione verso la Grande Poesia?

    Pandore dans SOCAN — Paroles & Musique

    «Critique», Gabriel Bélanger, SOCAN — Paroles & Musique, 1 mars 2006
    mercredi 1 mars 2006 Presse

    Jocelyn robert nous présente un coffret de quatre disques qui témoigne bien de la complexité de l’univers sonore qui l’habite. Très différents les uns des autres, ces albums nous font découvrir plusieurs facettes de l’esthétique très originale de ce magicien du son et de ses amis Louis Ouellet, Éric Gagnon et Laetitia Sonami. Les atmosphères sont parfois calmantes, parfois dérangeantes. Cette musique très intellectuelle plaira aux amateurs et intéressera sûrement les néophytes. Un univers complexe dont la découverte demande cependant une écoute soutenue.

    Cette musique très intellectuelle plaira aux amateurs et intéressera sûrement les néophytes.
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