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  • L’autre dans SOCAN — Paroles & Musique

    «Lancements», Gabriel Bélanger, SOCAN — Paroles & Musique, no 14:3, 1 septembre 2007
    samedi 1 septembre 2007 Presse

    Diplômé en guitare classique et cofondateur de l’ensemble Skalène avec lequel il a fait paraître trois albums, Jean-Marc Hébert regroupe ici des musiciens de talent provenant d’horizons différents. Afin de mettre en scène une musique très personnelle à la croisée de différents styles, il s’est associé au contrebassiste Christophe Papadimitriou, à la violoniste Marie-Soleil Bélanger et au batteur Pierre Tanguay. Ces quatre comparses réussissent à faire vivre des compositions très jazzées aux influences africaines et orientales marquées.

    Ces quatre comparses réussissent à faire vivre des compositions très jazzées aux influences africaines et orientales marquées.

    Âmes soûles dans SOCAN — Paroles & Musique

    «Lancements», Gabriel Bélanger, SOCAN — Paroles & Musique, no 14:3, 1 septembre 2007
    samedi 1 septembre 2007 Presse

    Pour ceux qui ne connaîtraient pas l’univers musical de Geneviève Letarte, ce troisième opus est une belle occasion de le découvrir. Entre chanson française et musique actuelle, son style est indéfinissable et elle occupe une place bien particulière dans le paysage artistique québécois. Très privée mais aussi parfois publique, elle offre des performances originales qui regroupent texte, chant et musique. Elle signe ici les paroles de toutes les pièces, sauf une chanson en anglais du poète Fortner Anderson.

    Entre chanson française et musique actuelle, son style est indéfinissable…

    Tombak dans The Wire

    «Soundcheck. Global», Martin Longley, The Wire, no 283, 1 septembre 2007
    samedi 1 septembre 2007 Presse

    The tombak is a drum commonly used in Persian classical music, sometimes known as the zarb. In 2002 Montréal-based percussionist Ziya Tabassian returned to his native Iran to further his studies, resolving to respect the tradition, but committed to exploring the more abstracted qualities of the drum. Tombak is certainly a percussionist’s percussion album, savouring each microscopic whisper of fingers on stretched skin. At one point one imagines Tabassian was buzzing his lips, as if into a cornet mouthpiece, but instead it’s the supremely dry friction of fingers pushing the “wrong” way on the drum skin. The listener can find a comfortable volume level for such subtleties, but when a harder rhythm coalesces, speaker cones rumble with mighty bass. One piece sounds as though Ziya is peeling a hard-boiled egg on his drumhead. Eventually, the album closes with the almost shockingly conventional Danse mon tambour, revealing the drum’s ability to power a layered beat pattern. Ultimately though, this disc might be too minimalist for even the most steadfast drum worshipper.

    Tombak is certainly a percussionist’s percussion album, savouring each microscopic whisper of fingers on stretched skin.

    Décor sonore dans Blow Up

    «Altrisuoni», Dionisio Capuano, Blow Up, no 112, 1 septembre 2007
    samedi 1 septembre 2007 Presse

    Frammentato in venti schegge di durata breve, salvo i sette minuti di Sunday Driver, il lavoro della violoncellista canadese trova proprio nel violoncello un centro di (bassa) gravità musical-narrativo, sgretolato nell’esecuzione ma con memoria melodica. In alcuni casi, ad esempio La brouette o Rizières, la forma cameristica (chiaro: rigorosamente “contemporaneo”), richiama al pentagramma la chitarra di Berthiaume e il clarinetto di Lori Freedman. Tuttavia peculiarità di Décor sonore, disco non “decorativo”, sono il pervasivo rumorismo elementale (l’acqua di Séquestration des breuvages), i trucioli del laptop-tornio sonoro di Jean-Sébastien Cyr (Dream Alarm, L’atelier de Paul Émile, Jour 2: l’adaptation), il passo laterale degli strumenti (geniale il thriller free Les volets mous), l’infiltrarsi del rumore tra le pieghe quotidiane (La «Singer» de tante Jeanette). Rumore ignorato e sottostimato, che genera l’emozione, trasforma il mondo in un immaginifico laboratorio di eventi inattesi.

    Rumore ignorato e sottostimato, che genera l’emozione, trasforma il mondo in un immaginifico laboratorio di eventi inattesi.

    Lieux-dits dans Blow Up

    «Altrisuoni», Dionisio Capuano, Blow Up, no 112, 1 septembre 2007
    samedi 1 septembre 2007 Presse

    C’è un filo rosso a legare alcune produzioni Ambiances Magnétiques: l’attenzione alle valenze del topos-logos. Tale poetica-politica accomuna la nuova musica per l’inverno di Joane Hétu, le Cordes à danser di Duchesne e questi “luoghi” del batterista Isaiah Ceccarelli, in quintetto assieme a Derome, Lozano, Raegele, Clinton Ryder. Fonte d’ispirazione, alcuni viaggi sulle Alpi francesi e sui Pirenei, le suggestioni delle lingue occitana e savoiarda. Nonché la Tecnica del mio linguaggio musicale di Messiaen. Lingue e linguaggi, dunque. In un album che usa molti >dialetti sonori>. Vi sono ipotetici temi-ballata in chiave minimal-blues (La luna déssèdyanta), improvvisazioni basate su “suoni marginali”, note approssimate alla natura delle cose, stridori para-rumoristici (le quattro Peirada che imbastiscono il disco). Marce autunnali sparse, atmosfere e contrasti timbrici tra ance querule e scenari slide di chitarra (Nuèit). Estaoubio pouri na repaousa’t roussi, minjo pa quan n’as rappresenta il centro e la sintesi del lavoro. La chitarra di Raegele sviluppa una livida ipotesi di melodia che si sfrangia in climax di armonici. La musica recupera stilemi classici, riletti in chiave “in opposition” da Lozano e Derome. Poi la dialettica tra il contrabbasso di Ryder e Raegele, scivolando quindi verso complessità jazz rock sublimate dal flauto di Derome. A chiudere, ombre para-armoniche di tono spettrale, fantasmatico. Le memorie alpestri d’Europa vengono riportate a Montréal in cianografia: scoscesi ritmi, verticalità melodiche e dissoluzione in note lunghe, come vette oramai lontane (Bacan).

    Le memorie alpestri d’Europa vengono riportate a Montreal in cianografia: scoscesi ritmi, verticalità melodiche e dissoluzione in note lunghe, come vette oramai lontane.

    Cordes à danser… suite saguenayenne dans Blow Up

    «Altrisuoni», Dionisio Capuano, Blow Up, no 112, 1 septembre 2007
    samedi 1 septembre 2007 Presse

    Il lavoro si fonda sulla progettazione compositiva e l’assemblaggio d’un quartetto d’archi e d’un trio chitarra-basso-batteria. Prima sono stati registrati gli archi, il basso di Patrick Hamiltom e le percussioni di Pierre Tanguay. Così Duchesne ha potuto traslare in struttura ritmico-armonica la topografia emotiva dei paesaggi dove ha trascorso l’infanzia, l’atmosfera industriale del Saguenay. Già attribuendo funzioni dinamiche differenti agli archi rispetto alla sezione ritmica del trio. Le prime avanzano come una freccia o una nave, mentre il resto sviluppa e costruisce. La chitarra è stata registrata per ultima: gli occhi-memoria del bambino che ricordano e re-interpretano muovendosi nel reticolo di passato e presente. La musica corre, con candenza e fluidità ferroviaria tra brillanti exploits melodici (Saguenay Country Club), rallenta in passaggi più placidi e bolle wah-wah (Boues rouges (lacs de Bauxite)). Un disco colto ma privo di ostacoli intellettualoidi. Anzi “popolare”, che invita al ballo (Ça serait plaisant si les ouananiches étaient éternelles) e suscita festose atmosfere progressive, o moods per pigri meriggi orientaleggianti (Autant de lundis que le linge sur la corde à linge). Ovviamente, ci sono composizioni più tese e plumbee, perché, guardando al cielo, si sa che “it’s gonna rain cats and dogs” e ci si sta allontanando dall’elegia della memoria (Route 175 (à défaut de)). Perfezione strutturale ed esemplarità compositiva in linea con la filosofia dell’Apocalypso Bar.

    Perfezione strutturale ed esemplarità compositiva in linea con la filosofia dell’Apocalypso Bar.
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